DANTE, DI ALESSANDRO BARBERO

Cose da leggere – Dante, di Alessandro Barbero

Per celebrare i settecento anni dalla morte di Dante, per scoprire la meraviglia delle parole della nostra lingua maneggiate da chi l’ha resa poesia, semplicemente perché è un bel libro: Dante di Alessandro Barbero ci racconta il Sommo Poeta: chi era, come viveva, com’era fatta la società in cui si muoveva e come, quando e perché ha scritto i capolavori che conosciamo. O che potremmo scoprire grazie alla scrittura leggera e amichevole di uno storico che non rinuncia alla precisione senza mai diventare pesante.

Cambio di rotta

di Elisabeth Jane Howard

Una coppia matura dell’alta borghesia londinese vive una vita nomade, cosmopolita, mondanissima. Girano seguendo gli impegni di lui, drammaturgo di successo, e assecondando le fragilità di lei, colta e raffinata, accompagnati dal manager tuttofare. Tra Londra e New York, con lunghe pause in qualche isola del Mediterraneo, le vite di Emmanuel, Lillian e Jimmy vengono sconvolte dall’arrivo di Alberta, la nuova segretaria tanto ingenua quanto conturbante: non che fino ad allora mancassero tradimenti, debolezze e miserie in questo scenario brillante, ma è proprio forse l’integrità di questo nuovo personaggio sulla scena che destabilizza un equilibrio che era, a ben guardare, surreale.

Uscito nel 1959, è un libro attuale al di là dei luoghi e del tempo, che pure descrive nei particolari, per la capacità di raccontare una storia di persone al di là di quei luoghi e di quel tempo.

L’incredibile talento dell’autrice di trattare con eleganza le parole e di renderle protagoniste capaci di scavare nell’intimità dei personaggi senza mai torcer loro un capello, ci fa bere tutto d’un fiato un romanzo corposo eppure snello, complesso e semplicissimo, bellissimo nella sua tragicità.

Raffaello virtuale

La grande mostra Raffaello 1520 – 1483 in programma alle Scuderie del Quirinale è visitabile grazie ad una meravigliosa passeggiata virtuale, ideata proprio per non rinunciare all’arte nemmeno in questi giorni casalinghi. In attesa di vederla presto dal vivo.

Dopo che il Presidente di Ales S.p.A. e il Direttore e curatore della mostra ce l’avevano illustrata, spiegandoci l’idea, geniale, di un percorso a ritroso, e ci avevano fatto sentire ancora più forte il desiderio di visitarla, la tecnologia ci viene incontro, anche, per farci apprezzare proprio ciò che più di tutto gode del contatto diretto: l’arte.

Mario De Simoni, Presidente Ales S.p.A., e Matteo Lafranconi, Direttore delle Scuderie del Quirinale e curatore della mostra Raffaello 1520-1483, ci parlano della mostra Raffaello e della sua “messa al buio” in questo periodo di chiusura. Dormiente in attesa del risveglio

Tanti sono i contenuti relativi alla mostra messi a disposizione delle Scuderie del Quirinale a proposito delle diverse opere esposte, dei nodi tematici che portano alla nostra attenzione: esemplare il video sulla Lettera a Leone X, un documento scritto a quattro mani da Raffaello e da Baldassarre Castiglione considerato una pietra miliare per la storia dell’arte del primo Cinquecento.

nella Lettera a Leone X del 1519, una riflessione sul disegno architettonico e sulla tutela dei Beni Culturali; entrambi, anche il primo argomento, ci riguardano tutti

Un modo bello non solo per passare le nostre ore di isolamento, ma anche per essere pronti ad apprezzare ancora meglio l’esposizione una volta che potremo visitarla dal vivo.

Amedeo Modigliani a Livorno

A cento anni dalla morte, Amedeo Modigliani torna nella sua Livorno con una mostra al Museo della Città di Livorno, fino al 16 febbraio.

Già camminare nelle sale dei restaurati Bottini dell’olio, oggi Museo della Città di Livorno, è bellissimo: la struttura che conserva la sua forma così particolare, il pavimento sul quale ci sono ancora le canaline di scolo che ci accompagnano per tutto il percorso. A Modigliani, così legato alla sua città e mai montatosi la testa, sarebbe piaciuto. Lungo i bracci del museo, la mostra Modigliani e l’avventura di Montparnasse racconta l’artista dei colli lunghi e degli occhi trasparenti attraverso 26 delle sue opere e un centinaio di capolavori della cosidetta Ecole de Paris appartenuti a due tra i maggiori collezionisti dell’opera di Modì: Netter e Alexandre.

Dalla collezione Netter arrivano 14 opere di Modigliani tra le quali il ritratto Fillette en Bleu del 1918 che fa da locandina all’esposizione e che, da solo, ci dice tutto quello che c’è da sapere su Modì, sul suo far sembrare semplice il suo tratto così poetico;

ritratto di Chaïm Soutine del 1916; il ritratto Elvire au col blanc (Elvire à la collerette) dipinto tra il ’18 e il ’19; e quello, uno dei tanti, di Jeanne Hébuterne, la donna che tanto ha amato e che tanto ha amato lui, Jeune fille rousse, del 1919.

I 12 disegni delle Cariatidi, tra i quali la Cariatide (bleue) del 1913. provengono invece dalla collezione Alexandre, il collezionista che ha sostenuto Modigliani al suo arrivo a Parigi e quando è tornato a Livorno.

Modigliani, Cariatide (bleue), 1913 circa, collezione Netter

Dalla collezione Netter provengono poi un centinaio di opere che ci aiutano a capire l’avventura della Parigi dell’inizio del secolo scorso, l’atmosfera di fermento che permise a tanti di trovare un ambiente in cui far fiorire il proprio talento, ma anche le difficoltà, la povertà e la malinconia che accompagnarono così spesso il talento di tanti. Tra le opere più rappresentative della grande Ecole de Paris, i dipinti di Chaïm SoutineMaurice UtrilloSuzanne Valadon, Andrè Derain.

Il livornese Modigliani aveva trovato a Parigi l’ambiente più adatto per dare sfogo alla sua voglia di dipingere, ma era tornato a casa nel 1909 e nel 1913; avrebbe voluto farlo anche nel 1920, ma non ha fatto in tempo. A cento anni da allora, ci torna con le sue opere e noi non possiamo perderci l’occasione di seguire le linee di quei colli lunghi e perderci in quegli occhi trasparenti.

Modigliani e l’avventura di Montparnasse, Museo della Città di Livorno (Bottini dell’olio) fino al 16 febbraio

I leoni di Sicilia

La saga dei Florio

di Stefania Auci, ed. Nord

La storia di un’ambizione, della voglia di arrivare in alto, non solo di farcela: perché farcela non basta a riscattare l’umiltà della partenza e ad assecondare l’ambizione.

Le vicende di tre generazioni della famiglia Florio, quelli delle cantine Florio, in Sicilia, famosi per i vini liquorosi, a partire dall’inizio dell’Ottocento. La storia di Paolo e Ignazio che partono da Bagnara Calabra con poco più di quello che hanno addosso e di Vincenzo, che allora era appena nato e di cui il romanzo seguirà l’intera vita: uomini ambiziosi e saggi, volitivi e calcolatori le cui caratteristiche si intrecciano e si compensano non senza che i rapporti siano intrisi di passione e di rinuncia, di violenza e di amore. Ma anche la storia di donne diverse e unite, incompatibili eppure legate fra loro, ai loro uomini e alla famiglia come Giuseppina, che a tutto rinuncia in nome del dovere, e Giulia, che segue la passione oltre ogni ragionevolezza, ma dimostra anche una perseveranza fuori dal comune.

Non si spaventi il lettore meno agguerrito di fronte alle quattrocento pagine inframezzate di puntualizzazioni sul momento storico vissuto dai protagonisti: la scrittura della Auci è magnetica, sobria nella sua densità, leggera eppure ricchissima di particolari; le pagine che all’inizio di ogni capitolo fanno il punto sugli eventi storici che si susseguono nei decenni in cui si svolgono le vicende dei Florio non fanno che rendere più semplice la lettura e ci immergono nell’atmosfera che influenza le loro azioni, che li ostacola o li incentiva a buttarsi in un commercio, a investire in una città, ad approfittare della temperie per assecondare i propri desideri.

Raramente successo di tale portata corrisponde a qualità così elevata. Magnifico

La lavandaia di San Giuliano

il pisano – di Carlo Caterini
carl_cater@libero.it

Era ‘na lavandaia di San Giuliano, lavava e panni ar Fosso dér Mulino,
cór su’ ‘arretto, doppo, piano piano,
vieniva a Pisa con ér su’ ciüino.

M’è rivenuta a mente, caso strano,
nér rillègge’ ingiallito un giornalino,
diceva ‘he ‘un teneva la su’ mano,
e fu travorta ‘osì… da un camioncino.

Povera donna, aveva anco l’artrite,
le mane rosse per l’acqua diacciata,
stendeva e panni sulle margherite,

per dagni ‘na fragranza profumata…
Lavoro duro… erino artre vite,
ma a megliorà’ la sua… ‘un c’è ‘rivata!

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