Nel nome del Ricordo


Iniziative e spettacoli per il Giorno del Ricordo il 10, l’11 e il 19 febbraio, perché anche l’orrore delle foibe non cada nell’oblio ma ci insegni qualcosa

Essere obbligati a lasciare la propria terra è certamente doloroso e l’esodo di fiumani, dalmati e istriani ne è l’esempio per noi più vicino nello spazio e nel tempo. Per quelle popolazioni, oltre alla necessità di scappare dalle proprie case, la tragedia della perdita di tante vite finite sul fondo delle cavità carsiche, le foibe.

L’istituzione di una giornata, il 10 febbraio, per conservare e rinnovare la memoria di quegli esuli e di quelle vittime, è l’occasione per organizzare modi evocativi di ricordare, modi coinvolgenti di raccontare l’accaduto in modo che l’operazione non si riduca ad una celebrazione, ma ci insegni qualcosa.

Fondamentale in questo senso la collaborazione di istituzioni (Comune di Pisa, Prefettura e all’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia) e scuole (Liceo Carducci, Istituto Santoni e Istituto Da Vinci – Fascetti) nell’organizzare tre giorni di iniziative lunedì 10, martedì 11 e mercoledì 19 febbraio.

Momento importante per cercare di roiflettere e imparare, senza abbandonarsi alle semplificazioni, lo spettacolo in scena lunedì 10 febbraio, alle 21 presso il Teatro Nuovo, Memoria e Oblio. Le Foibe, scritto e diretto da Cristina Sarti, in scena insieme a Daniela Bertin, ispirato dalla lettura del testo Bora. Il vento dell’esilio di Anna Maria Mori e Nelida Milani. Promosso dal Comune di Pisa e dall’associazione culturale Il Gabbiano, lo spettacolo, inserito nella rassegna Costruire l’umana dimora, la sfida della libertà sui drammi novecenteschi, mescola i piani del ricordo e della cronaca sottolineando quanto una parte a lungo negata della storia si entrata in collisione con la memoria personale di chi ha vissuto quella tragedia.

Se Pisa nell’immediato dopoguerra accolse a Marina un gruppo di esuli giuliano-istriano-dalmati, oggi non è da meno e continua a dare voce ad una memoria che deve farsi insegnamento.

Il programma delle iniziative

Lunedì 10 febbraio

Ore 9, Chiesa di San Gregorio Magno, Cimitero suburbano
Celebrazione della Santa Messa e deposizione delle corone di alloro del Comune di Pisa e dell’Associazione Giuliano-Dalmata al Cippo delle Vittime delle Foibe e degli Esuli Giuliano-Dalmati. 

Ore 10.45, Villaggio Profughi di Marina di Pisa
Deposizione della corona di alloro al Cippo Martiri delle Foibe

Ore 11.15, Aula Magna Marco Betti, Istituto Niccolò Pisano, Marina di Pisa
Magazzino 18, performance delle classi terze della Scuola secondaria. Intervengono: il Sindaco Michele Conti, il Prefetto Giuseppe Castaldo, il Presidente della Provincia Massimiliano Angori, la Presidente dell’Associazione Venezia Giulia e Dalmazia comitato provinciale Rossella Bari

Ore 21, Teatro Nuovo
Memoria e oblio: le Foibe, spettacolo teatrale di Cristina Sarti

Martedì 11 febbraio

Ore 17.30, Officine Garibaldi
Italiani due volte, presentazione del libro di Dino Messina, giornalista del Corriere della Sera

Mercoledì 19 febbraio

Ore 9.30, Sala delle Baleari, Palazzo Gambacorti
Musiche eseguite dall’Orchestra d’archi e coro da camera del Liceo musicale Carducci. A seguire, saluti istituzionali del Sindaco Michele Conti, del Prefetto Giuseppe Castaldo, del Presidente della provincia Massimiliano Angori, del Presidente del Consiglio Comunale Alessandro Gennai, del Dirigente dell’ufficio scolastico di Pisa Giacomo Tizzanini. 
Ore 10, intervento del Prof. Pietro Finelli della Domus Mazziniana
Ore 10.20, intervento del Prof. Paolo Pezzino, Presidente dell’Istituto nazionale Ferruccio Parri di Milano
Ore 10.40, intervento a cura degli Istituti Santoni, Da Vinci e Fascetti
Ore 11.30, musiche eseguite dall’Orchestra d’archi e coro da camera del Liceo musicale Carducci

leggi l’articolo sulla rassegna Costruire l’umana dimora a proposito dei drammi della storia italiana del Novecento

Don Chisciotte balla

Se Don Chisciotte è il simbolo della libertà di scegliere il proprio modo di esprimersi, la propria individualità, perché non può farlo danzando?

Terzo appuntamento della stagione di Danza del Teatro Verdi, sabato 8 febbraio, alle 21, il mito della letteratura mondiale arriva a Pisa in uno spettacolo firmato dal coreografo Fabrizio Monteverde.

Con Io, Don Chisciotte, non c’è niente di certo, niente di sicuro, niente di univoco. Ce lo mostrano non solo la bella idea di invitare gli spettatori a trattenersi dopo lo spettacolo per un incontro conversazione con la compagnia per confrontarsi, riflettere, esporre il proprio punto di vista o la propria interpretazione; ma anche il desiderio esplicito di non fornire risposte preconfezionate agli interrogativi che la storia di Cervantes continua a porre a tutti noi.

Quello di Don Chisciotte è un mondo di con-fusione degli opposti, in cui la scelta di combattere contro i mulini a vento è la vittoria dell’individualità contro l’universalità eteronoma, è il destino, sbilenco, zoppicante, strambo, ma per ciò stesso unico, di chi abbandona i canoni per crearne di nuovi, i propri, destinati a restare incomprensibili e assurdi, se non completamente folli, agli occhi degli altri. E il Don Chisciotte messo in scena da Monteverde è esattamente un eroe che non teme il ridicolo delle proprie imprese perché non lo percepisce come tale, facendoci riflettere su quanto il senso delle cose non sia assoluto, ma relativo. Al centro della scena i rottami di una macchina: forse il destriero dei nostri giorni? Di certo il simbolo di una continua evoluzione di tutte le cose, quelle concrete e quelle astratte, che cambiano il proprio aspetto e il modo in cui le si percepisce a seconda del modo e del tempo in cui vengono guardate.

Fabrizio Monteverde firma anche regia e scene, le musiche sono di Ludwig Minkus e autori vari, i costumi di Santi Rinciari, assistenti alla coreografia Anna Manes e Sarah Taylor, light designer Emanuele De Maria. Lo spettacolo è prodotto dal Balletto di Roma, direzione artistica Francesca Magnini, direttore generale Luciano Carratoni, con il contributo di Regione Lazio. La danza è affidata a Francesco Costa Don ChisciotteAzzurra Schena Sancho PanzaRoberta De Simone Dulcinea e Paolo Barbonaglia, Cecilia Borghese, Lorenzo Castelletta, Emma Ciabrini, Aurora Conte, Matteo Giudetti, Kinui Oiwa, Michele Ruggiero, Giulia StrambiniVoce recitante Stefano Alessandroni tratto da A tutti gli illusi da Don Chisciotte, diario intimo di un sognatore di Corrado D’Elia.

Durante l’incontro/conversazione con la compagnia, alla fine dello spettacolo, oltre a condividere le proprie sensazioni sarà possibile lasciarsi guidare dal critico di danza e giornalista Silvia Poletti tra le sfumature dello spettacolo appena visto.

Per ulteriori informazioni: Fondazione Teatro di Pisa, tel 050 941111, www.teatrodipisa.pi.it

Ultimo futurismo

Mercoledì 30 gennaio ultimo appuntamento di approfondimento relativo alla mostra Futurismo a Palazzo Blu, visitabile fino al 9 febbraio: si tratta dell’incontro con il Prof. Emilio Gentile dal titolo Futurismo e fascismo: rivoluzionari per una Grande Italia

Mentre la mostra sul Futurismo si avvia alla chiusura registrando il grande successo che merita, alle 17 del 30 gennaio, nell’auditorium di Palazzo Blu, si terrà l’ultimo degli appuntamenti dedicati ad approfondire la visita della mostra andando ad indagare il periodo storico, la temperie politica, la situazione sociale, economica, culturale nella quale il movimento del Futurismo è nato è si è sviluppato.

Il professore emerito e storico Emilio Gentile chiuderà la rassegna con un tema storico – politico. la relazione complessa tra arte e politica, con l’intervento dal titolo Futurismo e fascismo: rivoluzionari per una Grande Italia.

Il futurismo fu l’unico movimento di avanguardia artistica del Novecento, che fin dall’inizio ebbe un programma politico, considerando la politica parte integrante della sua rivoluzione totale. Nazionalista e imperialista, libertario e individualista, il futurismo politico aveva soprattutto il mito dell’italianismo, la visione di un nuovo primato dell’Italia nell’epoca moderna. Interventisti e volontari nella Grande Guerra, alla fine del 1918 i futuristi fondarono un partito politico, e il 23 marzo 1919 parteciparono alla nascita dei Fasci italiani di combattimento. Da allora, e per tutto il successivo ventennio, fascismo e futurismo vissero un rapporto talvolta conflittuale, nella comune pretesa di rappresentare la nuova Grande Italia del ventesimo secolo.

Emilio Gentile è Professore emerito della Università di Roma La Sapienza, volto noto anche in tv per la collaborazione con RAI Storia, è riconosciuto a livello internazionale come uno dei massimi esperti di storia del Fascismo. Fra le sue opere più recenti ‘In democrazia il popolo è sempre sovrano. Falso!’ (Laterza 2016); ‘Mussolini contro Lenin’ (Laterza 2017); ‘25 luglio 1943’ (Laterza 2018); ‘Chi è fascista’ (Laterza 2019).

Ingresso libero

leggi l’articolo sulla mostra a Palazzo Blu

palazzoblu.it

Un anno di Poesia

Una rassegna a Palazzo Roncioni per creare un filo diretto con la poesia: dal 31 gennaio e per tutto il 2020, Rossa Fiammante, una serie di appuntamenti per far uscire allo scoperto l’amore per un genere che rischiamo di dimenticare.

Il nome prende spunto dal colore della collana di poesia delle edizioni ETS che organizzano gli incontri; la promessa è quella di regalarci tanta poesia; ma prima ancora che una promessa si tratta di una scommessa. Sì perché proporre incontri fissi, con scadenza mensile, in cui leggere, commentare, parlare, ascoltare, imparare e insomma godere della poesia non è scontato in un mondo che non sembra mettere in primo piano questo genere, e in un ambito, quello dell’editoria, che ha certamente vissuto periodi migliori.

Ma se la scommessa di ETS ha radici lontane, in quel 2000 in cui affidò allo scrittore Alessandro Agostinelli la collana di poesia Serie Rossa, quella di oggi è la conferma che la voglia di scoprire, conoscere o approfondire la conoscenza di questo mondo meraviglioso non è mai paga e che, proprio grazie ad un appuntamento fisso, si può coltivare la passione di tanti che difficilmente trovano occasioni di questo genere.

Ecco allora che con Rossa fiammante saranno a Palazzo Roncioni alcuni poeti pubblicati da poco nella collana ETS, accanto ad altri più noti. Ci saranno l’italoamericano Jude Luciano Mezzetta e lo spagnolo Carlos Ansò, l’americanista Arnaldo Testi, gli italiani Fabrizio Parrini, Vivetta Valacca, Matteo Pelliti, il traduttore e poeta Riccardo Duranti e lo scrittore Athos Bigongiali. Ci saranno gli esordienti Tommaso Pierini e Marco Brogi. E poi i critici Alberto Casadei dellì’Università di Pisa, Salvatore Ritrovato dell’Università di Urbino, Alberto Bertoni dell’Università di Bologna, Roberto Galaverni del Corriere della Sera. 

Tutti gli appuntamenti

Sede Edizioni ETS
Palazzo Roncioni
Lungarno Mediceo, 16 Pisa (I piano)

31 gennaio ore 18

LO SGUARDO DELLA POESIA

Tommaso Pierini, Matteo Pelliti

21 febbraio ore 18

LA LIRICA CONTEMPORANEA

Marzia Callai, Roberto Veracini

20 marzo ore 18

AMERICANEIDE

Jude Luciano Mezzetta, Arnaldo Testi

17 aprile ore 18

I POEMI LETTERARI

Fabrizio Parrini, Carlos Ansò

22 maggio ore 18

AUTORITRATTO POETICO

Marco Brogi, Vivetta Valacca

19 giugno ore 21

VORREI CHE DOMANI FOSSE CARVER
Riccardo Duranti su Raymond Carver a seguire lettura “Vorrei che domani fosse Carver”

26 giugno ore 21

LO STRANO CASO DI ROBERT LOUIS STEVENSON Athos Bigongiali su Robert
Louis Stevenson a seguire
lettura “Lo strano caso del dr. Jekyll e del sig. Hyde”

16 ottobre ore 18

POESIA CONTEMPORANEA ITALIANA 1

Salvatore Ritrovato, Roberto Galaverni

20 novembre ore 18

POESIA CONTEMPORANEA ITALIANA 2
Alberto Casadei, Alberto Bertoni

Pontedera prima e dopo

Nell’ambito della mostra Arcadia e Apocalisse. Paesaggi italiani in 150 anni di arte, fotografia, video e installazioni al PALP, un ciclo di incontri di approfondimento. Il primo, venerdì 24 gennaio, è dedicato a Pontedera prima e dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Una mostra è un’occasione di crescita, di per sé un momento di approfondimento nel quale si impara, più o meno consapevolmente, qualcosa. Ma se alla mostra si affiancano appuntamenti con lo scopo di indagare aspetti specifici o dare una lettura diversa, da un’angolazione nuova, agli argomenti trattati nell’esposizione, allora la possibilità di approfondimento diventa esplicita e sarà ancora più facile entrare in contatto con quello che ancora non conosciamo. E farne tesoro.

In questo senso nascono gli appuntamenti pensati come corollari della mostra Arcadia e Apocalisse. Paesaggi italiani in 150 anni di arte, fotografia, video e installazioni al Palazzo Pretorio di Pontedera a partire da quello di venerdì 24 gennaio alle 21.15 intitolato Pontedera prima e dopo la Seconda Guerra Mondiale, una conferenza a cura dell’architetto Adriano Marsili.

Focus dell’incontro saranno le trasformazioni che investono il paesaggio urbano di Pontedera negli anni a cavallo della Seconda Guerra Mondiale: i bombardamenti che colpiscono la città ne radono al suolo le fabbriche, fra cui gli stabilimenti Piaggio, industria bellica importante per la produzione di motori e aerei di grandi dimensioni. E, cosa ancora più grave, distruggono una porzione significativa del tessuto urbano, quella a ridosso del fiume Era-Arno, annientando le più importanti infrastrutture viarie di collegamento, come ponti e strade. Radicalmente stravolte le sembianze identificative di quest’area, che fino alla vigilia del secondo conflitto mondiale svolge un ruolo cruciale nel versante occidentale della Toscana.

Dopo la conferenza, a ingresso libero, sarà possibile visitare gratuitamente la mostra.

leggi l’articolo sulla mostra

www.palp-pontedera.it

Riflessione sulla libertà

Una rassegna di incontri, libri, film, mostre ed eventi per riflettere su quella libertà che diamo per scontata ma che è stata costruita con il sacrificio di tanti. E la cui mancanza ha generato i più grandi drammi del Novecento.

La rassegna Costruire l’umana dimora, la sfida della libertà ci fa una domanda: abbiamo mai davvero riflettuto sulla libertà, la nostra libertà? Abbiamo davvero analizzato come proprio la sua mancanza abbia generato gli orrori delle guerre e dei regimi che hanno riguardato anche il nostro paese? Per non limitare l’insegnamento alla memoria personale che, per fortuna, non riguarda le generazioni attuali, il Comune di Pisa organizza, dal 15 gennaio e fino a maggio, questa proposta di incontri, presentazioni di libri, di film e documentari, mostre e spettacoli che ripercorrono tutta la storia del novecento,

Sostenuto e promosso dagli assessorati alla Cultura e al Turismo del Comune di Pisa in collaborazione con la direzione organizzativa della Libreria Pellegrini di Pisa il progetto riguarda anche la mostra sul trentennale della caduta del muro di Berlino già in corso nello Spazio sopra le Logge di Banchi Fall Wall 1989 (visitabile fino al 25 gennaio) cui si lega il primo appuntamento di mercoledì 15 gennaio alle 17.30 presso la Sala Regiadi Palazzo Gambacorti, la conferenza Il muro che cambiò il mondo con Marco Giaconi, Alessandro Agostinelli e l’assessore alla cultura Pierpaolo Magnani, mentre giovedì 16 gennaio alle 17 in Sala delle Baleari ci sarà la presentazione del volume Gustav Herling. Etica e letteratura con Ettore Cinnella, Renata Colorni, Goffredo Fofi, Giovanna Tomasucci e una testimonianza di Marta Herling.

“E’ importante – spiega l’assessore alla cultura Pierpaolo Magnani – ricordare e riflettere sulla portata di eventi storici che hanno segnato la nostra memoria, spinti principalmente dall’attenzione per la ricerca della verità e della narrazione oggettiva dei fatti, ma anche dalle rappresentazioni artistiche e culturali che questi eventi hanno suscitato nel passato e nell’attualità.”

Costruire l’umana dimora: la sfida della libertà” – spiega l’assessore al turismo Paolo Pesciatini – è un’occasione così importante che abbiamo voluto prevedere la sua articolazione per un periodo di circa sei mesi nei quali Pisa aggiungerà gli eventi in programma ai tanti motivi per essere visitata”.

Sono convegni, concerti, film, mostre, a presentazione di libri che ci parlano della libertà e di quello che può succedere, ed è successo, quando è venuta a mancare. “L’idea che sta alla base di questa rassegna culturale – spiega Massimo Trocchi della Libreria Pellegrini – è che la libertà è una dimensione, personale e collettiva, apparentemente semplicissima, a cui ci si abitua in fretta, con quella tipica scontatezza con cui guardiamo a quei beni da sempre disponibili, ma che altri hanno generato per noi. Sulla non libertà, invece, bisogna soffermarsi e riflettere approfondendo alcune drammatiche vicende intellettuali e umane di una serie di personalità dello scorso secolo che alla libertà non hanno voluto rinunciare, seguendo come fil rouges la costante ricerca della verità dei singoli protagonisti contro ogni tipo di menzogna, una ricerca spesso condotta e presentata attraverso la forza e la qualità della narrazione, anzi della parola”.  

Nell’ambito della rassegna si inseriscono alcuni eventi dedicati alla Giornata della Memoria curati dal Centro Interdipartimentale di studi ebraici dell’Università di Pisa “per mantenere alta – come ha spiegando Alessandra Veronese del CISE – l’attenzione sul mondo e sulla cultura ebraica”,

Il calendario completo:

Vulcani, il fuoco della terra

Un ciclo di incontri al Museo di Storia Naturale di Calci in occasione dell’esposizione temporanea Vulcani. Il fuoco della Terra, per conoscere ancora meglio questi giganti caldi. E molto vivi.

A partire dal 15 gennaio, in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – Sezione di Pisa e l’associazione di divulgazione scientifica Vulcano Esplorazioni, quattro incontri che arricchiscono l’esposizione dando la possibilità di approfondire i temi proposti, scoprire il mondo che ci circonda per affrontarne meglio le eventuali criticità.

Il primo incontro, a cura di Patrizia Landi (INGV, Sezione di Pisa) e Maurizio Ripepe (Dipartimento di Scienze della Terra, Università di Firenze), si terrà mercoledì 15 gennaio 2020 alle 16.30:

Stromboli, la meraviglia delle sue spettacolari esplosioni e la criticità di un vulcano sempre attivo

Stromboli è un vulcano unico al mondo per la sua attività esplosiva che continua ininterrotta da circa 1200 anni. La meraviglia del fenomeno vulcanico attrae migliaia di turisti che raggiungono l’isola per salire ai crateri ed osservare le sue esplosioni che lanciano ogni 10-20 minuti brandelli di magma e ceneri. Purtroppo, la normale attività stromboliana è occasionalmente interrotta da esplosioni molto più energetiche che rappresentano un serio pericolo per i turisti che si trovano nell’area sommitale e, in alcuni casi, anche per la popolazione sulla costa. Da anni è attivo un sistema capillare di monitoraggio dell’attività che ha l’obiettivo di prevedere per tempo i fenomeni esplosivi più energetici. Nella conferenza verrà descritta l’attività eruttiva dello Stromboli e mostrato come e in che misura il sistema di monitoraggio può mettere in sicurezza l’isola.

Dopo l’incontro sarà possibile visitare liberamente l’esposizione temporanea Vulcani. Il fuoco della Terra.

leggi l’articolo sulla mostra Vulcani, il fuoco della Terra
 

info.msn@unipi.it
www.msn.unipi.it

Veronica, Viktor und Viktoria

Sabato 21 e domenica 22 dicembre al Teatro Verdi lo spettacolo con Veronica Pivetti, ultimo appuntamento del 2019 con la prosa.

Una commedia musicale conosciuta grazie ad un famoso film, una riscrittura teatrale tutta nuova, un’attrice eccezionale: ecco Viktor und Viktoria, terzo spettacolo della Stagione di Prosa della Fondazione Teatro di Pisa 2019/2020, curata dal direttore artistico Silvano Patacca in collaborazione con Fondazione Toscana Spettacolo Onlus.

Al Verdi sabato 21 dicembre alle 21 e domenica 22 alle 17, lo spettacolo con Veronica Pivetti, per la regia di Emanuele Gamba e la riscrittura teatrale di Giovanna Gra, promette di salutare questa prima parte del cartellone di prosa con una commedia elegante, basata sull’eterno dilemma tra l’essere e l’apparire, ambientata nella Berlino degli anni Trenta, eppure capace di divertire con leggerezza.

Una cantante e attrice di provincia, Susanne (Veronica Pivetti), talentuosa ma squattrinata, arriva a Berlino in cerca di fortuna; qui incontra un collega attore, (Yari Gugliucci) che le suggerirà di assecondare il gusto del tempo: fingersi un uomo, Viktor e travestirsi da donna, Viktoria. Di qui un turbine sfavillante di successo per quest’artista che mette la propria bravura al servizio di un personaggio, anzi due, affascinanti al di là del loro appartenere ad un genere, che anzi piacciono proprio per la loro ambiguità. Tra scambi di identità e travestimenti, Il suo fascino androgino e la sua libertà d’espressione scateneranno presto curiosità e sospetti. In questo gioco d’identità e travestimenti, mentre intorno la situazione politica degenera, Susanne si troverà a dover scegliere cosa fare di sé e dei propri sentimenti messi in crisi dal conte Frederich Von Stein (Giorgio Borghetti).

www.teatrodipisa.pi.it

Sulle ali dei cigni

Il lago dei Cigni con le coreografie di Fredy Franzutti al Teatro Verdi il 19 dicembre: il Balletto del Sud interpreta un grande classico sulle musiche di Čaikovskij.

Il più affascinante, il più conosciuto, il più copiato ma anche il più misterioso e il più cupo balletto romantico di sempre: Il lago dei Cigni sarà giovedì 19 dicembre alle 21 al Teatro Verdi per la stagione di Danza nell’interpretazione di Fredy Franzutti, coreografo tra i più apprezzati nel panorama internazionale, per il suo Balletto del Sud.

Se la danza è per tanti motivi, purtroppo, spesso considerata nell’opinione comune la sorella minore di prosa e opera, e il programma teatrale a lei dedicato misconosciuto da troppi e limitato all’attenzione di un pubblico più elitario, certamente il balletto de Il lago dei Cigni è quello più conosciuto anche grazie alla sua presa emotiva più immediata. Fantasia, eleganza e lirismo ne fanno un’opera dal fascino intramontabile che incarna la romantica aspirazione verso un ideale irraggiungibile.

La leggenda della donna-cigno è insieme innocenza e seduzione, estremi opposti e inscindibili della femminilità: nascosta dietro il classico atteggiamento del cigno si cela una donna eroina e vittima per eccellenza,, Odette, cigno bianco. Diversa è Odile, cigno nero, che rappresenta la seduzione, la sinuosa che inganna con l’aspetto. Il cigno bianco è la donna angelicata, i cigno nero è la femme che si riscatta dalle insicurezze.

Siegfried è un personaggio insolitamente spaesato, in difficoltà difronte a questa ambivalenza dell’universo femminile; la regina madre un’ energica arricchita desiderosa di avere presto una nuora e una progenie; Rothbart un fantasma oscuro che, come un diavolo delle tentazioni, chiede al giovane principe la sua anima in cambio di una vita senza responsabilità e per sempre giovane.

Franzutti ambientare questo suo Lago dei Cigni nella Baviera fin de siècle di Ludovico II, che proprio negli anni della composizione fu dichiarato pazzo e deposto, scegliendo di seguire un certo filone della letteratura mitteleuropea e immergendo l’intera opera in un clima pienamente romantico.

Il successo di innumerevoli repliche è la conferma di ottimi danzatori, eccezionali solisti e sfarzo nei costumi e nelle scene di Francesco Palma.

E del coraggio di aver osato mettere le mani su un classico riuscendo a reinventarlo.

www.teatrodipisa.pi.it

Seguendo la cometa


Il 24 e il 26 dicembre si rinnova la tradizione del presepe vivente a San Piero a Grado

La frenesia delle feste, la corsa ai regali, gli allestimenti sempre più ricchi di luci ed effetti speciali fanno ormai parte del nostro modo di festeggiare il Natale e in generale tutto il periodo delle feste, ma certo non per questo dimentichiamo il motivo del festeggiamento che ruota intorno alle celebrazioni religiose per la nascita di Gesù.

A riprova del fatto che il desiderio di condividere la gioia con addobbi e luci non è in contrasto con la matrice religiosa della festa, si rinnova a San Piero a Grado la tradizione del presepe vivente. Intorno alla basilica pisana, la parrocchia di San Piero e tante associazioni tra le quali l’Associazione Cattolica, l’Acli di San Piero a Grado, La Sagra del Pinolo, grazie anche alla disponibilità del centro Avanzi dell’Università di Pisa organizzano questa manifestazione che racchiude il vero spirito natalizio: è infatti una festa di condivisione, di impegno e di voglia di stare insieme quella che si concretizza grazie alla partecipazione dell’intera comunità.

La sera del 24 dicembre alle 21.30 e in replica il pomeriggio del 26 dicembre a partire dalle ore 17 il Comitato Presepe Vivente mette in scena una ricostruzione che vuol essere emozionale prima ancora che storica.

“Il presepe vivente di San Piero a Grado – ha dichiarato l’assessore al turismo Paolo Pesciatini – ripropone da anni una tradizione antica che, da un lato esprime il desiderio di una comunità di partecipare alla ricostruzione emozionale di un evento storico-religioso che ha caratterizzato e segna tuttora la storia dell’umanità, dall’altro manifesta l’accrescimento dell’interesse turistico di questo luogo sacro, anche per la sua bellezza, che è San Piero a Grado. Tutti quanti abbiamo il dovere di promuovere sempre di più questa località, anche come cerniera tra la città e la sua ‘vista mare’ che è il nostro litorale pisano”.

Il presepe vivente fu organizzato per la prima volta a San Piero a Grado nel 1997, come semplice rappresentazione della nascita di Gesù raccontata con i versi di Gozzano, per volere del parroco Don Mario Stefanini e della comunità.

A più di 20 anni di distanza da allora, a San Piero si contano più di 200 figuranti, tante belle scenografie, luci e musiche lungo tutta l’area della rappresentazione, postazioni sempre più numerose e curate nei particolari. Tutto è pensato per coinvolgere i visitatori: cos’altro deve fare un presepe?All’entrata il censimento permette a chi arriva di lasciare un segno della propria visita nella città di Betlemme, all’interno della quale il percorso si snoda tra il palazzo di Erode, il tempio e i dottori, le botteghe del falegname, del fabbro, del pane, il mercato della frutta,, la merciaia, l’arrotino, la lavandaia e le due taverne dove Maria e Giuseppe non trovano posto per la notte. Nelle due gabelle, all’ingresso e al centro del percorso, si possono scambiare gli euro con i talenti per poter acquistare focacce, ricotta e formaggio, prosciutto, caldarroste e vino bollente ed entrare an pieno titolo nell’atmosfera. Meta finale, si sa, la capanna, con l’asino e il bue, dove nasce il Salvatore visitato dai magi guidati da una stella luminosa.

Con la lettura pubblica del proclama di Erode, il cambio della guardia l’arrivo della Sacra famiglia a Betlemme, la nascita di Gesù alla capanna e l’arrivo dei Re Magi la rappresentazione è completa.

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