Marcello Lo Giudice – Sun and Oceans Paintings

fino al 29 agosto aò Palazzo Reale di Milano, il percorso di un artista che mette in dialogo le sue origini con il proprio divenire e l’ambiente che lo circonda.

Pittore tellurico, lo definiva così il critico francese Pierre Restany, e spiegava come, nei suoi lavori, «colori, materia e luci si fondono insieme per creare suggestivi remoti paesaggi geologici dove la natura viene rappresentata come purezza della terra ed energia della luce». Nelle opere di Lo Giudice ci sono il mare, la lava, la terra brulla, quella natura selvaggia che la sua pittura materica sembra riuscire a dominare; incontriamo gli Eden Blu, emblema della «mia isola dove si consumano le esistenze con questo colore profondo», e ancora i Totem, capaci al tempo stesso di rievocare e di scongiurare ogni male. 

Sun and Oceans Paintings, a Palazzo Reale dal 29 giugno, è un racconto intimo, sussurrato, la biografia di un artista che mette in dialogo le sue origini con il proprio divenire. Al tempo stesso, è un omaggio all’ambiente, perché Lo Giudice ha da tanti anni a cuore le tematiche ecologiche, consapevolmente sviluppate vista la sua formazione scientifica. In che modo, senza la natura, potremmo comprendere il senso della vita? Dove troveremmo il conforto necessario per affrontarla, con i suoi guai e i suoi affanni? Occorre salvaguardarla e il pittore tellurico sa farlo in modo personalissimo, cristallizzandola per sempre sulle superfici delle sue tele. 

Dalla Sicilia alla Costa Azzurra, passando attraverso Milano, la mostra riassume in un unico sguardo un viaggio lungo una vita, dove la gioia e lo stupore per il creato si alternano a crepe, a increspature vibranti, a insanabili abrasioni. «Ci si perde in una terra sotterranea ed emergente», scriveva, parlando delle opere di Lo Giudice, il letterato Giorgio Pressburger, «trovandovi a sorpresa il rosso del magma, il giallo infiammato di un sole, la profonda azzurrità del mare. Ed infine solo l’accecante volo d’una farfalla ci ricorderà che siamo vivi».

La mostra fa parte de La Bella Estate, il palinsesto culturale estivo promosso dal Comune di Milano che, fino al 21 settembre, proporrà ai milanesi e ai visitatori della città un ricco calendario di iniziative artistiche, culturali, sportive, ricreative e del tempo libero.

a cura di Claudio Cerritelli con testi di Milovan Farronato e di Giorgio Pressburger

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Lo scrigno pisano

Una mostra a Palazzo Lanfranchi svela una serie di veri e propri tesori d’arte conservati nelle collezioni pisane: fino al 27 febbraio 2022 Lo scrigno svelato ci racconta la Pisa che è stata attraverso le persone, le cose, la storia.

S’intitola Lo scrigno svelato. Tesori d’arte dalle collezioni pisane la mostra ospitata a Palazzo Lanfranchi fino al 27 febbraio del prossimo anno. Un titolo che sembra vago e che invece si riferisce tanto alle opere effettivamente in mostra quanto al contenitore, il palazzo stesso che ce le presenta nelle sue sale che valgono, da sole, una visita.

In queste sale, una serie di opere, inedite o particolarmente rare e preziose, legate alla città, alla sua storia, ai suoi monumenti e ai suoi protagonisti.

Dipinti, sculture, disegni, stampe, libri, manoscritti e costumi, selezionati e composti dal curatore Alessandro Tosi, provenienti dai più importanti musei e biblioteche pubbliche e da molte collezioni private, sono esposti in un suggestivo percorso che nelle sale del Palazzo Lanfranchi ricompone, attraverso i secoli, il racconto di una città e di alcune delle sue più belle e significative testimonianze artistiche.

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La ceramica dolce di Montelupo

Nella storia di Montelupo Fiorentino la ceramica ha svolto un ruolo attivo e identitario. Ha inciso sull’economia e sulla qualità indiscussa delle tecniche messe a punto nelle botteghe e trasmesse di generazione in generazione, donando alla città una reputazione legata all’idea di bellezza, al gusto del lavoro ben fatto, alla vocazione per la ricerca e la sperimentazione continue. Dal periodo rinascimentale, in cui Montelupo ha di fatto rappresentato “la Fabbrica di Firenze”, alle esperienze manifatturiere del ‘900, questo territorio ha svolto e svolge un ruolo di primo piano nel panorama internazionale. Il progetto CERAMICA DOLCE ha voluto riprodurre il concetto di Cantiere Artistico, sperimentato negli anni su questo territorio, affidandone la direzione a Silvana Annicchiarico, e prevedendo il coinvolgimento di artisti e designer, che sono venuti a produrre i propri lavori direttamente a Montelupo, lavorando con le maestranze locali, a ricreare un orizzonte di sperimentazione in grado di esplorare il tema del rapporto tra artigianato, arte e design.

Sette collezioni create dagli artisti ospiti e dalle manifatture, con la collaborazione degli studenti dell’Accademia delle Belle Arti, che hanno svolto il ruolo di assistenti alla produzione sviluppando anche una propria progettualità. Sette collezioni per sette ambienti di mostra, che confluiranno in un allestimento nella sede del Palazzo Podestarile, già sede del Museo della Ceramica e attualmente di mostre temporanee, curato da Marco Ulivieri per ricreare uno spazio che racconti l’intero percorso progettuale.

In mostra verrà presentato anche un docufilm realizzato dall’Università IULM di Milano e un catalogo che documenta tutto il lavoro saranno presentati in autunno.

CERAMICA DOLCE ha visto gli artigiani e le aziende della ceramica di Montelupo lavorare fianco a fianco con alcuni dei grandi nomi del design italiano, fin dal concept delle nuove creazioni. L’obiettivo è stato quello di rivisitare e reinventare gli archetipi dell’artigianato montelupino. Il percorso ha avuto inizio lo scorso anno con Matteo Cibic in tandem con il laboratorio d’arte Dolfi di Ivana Antonini. Insieme hanno creato una Collezione che ci proiettava immediatamente in una dimensione altra, in una sorta di Paradiso dei Sogni o di un paese dei balocchi. Con qualcosa di Disney, qualcosa di Magritte e un tocco da Alice nel Paese delle meraviglie. Insomma, la ceramica ci conduceva in una dimensione onirica e visionaria. Il lavoro poi è proseguito coinvolgendo altri laboratori ceramisti e affiancandoli a progettisti con storie fra di loro molto diverse: Antonio Aricò, Francesco Binfaré, Lorenzo Damiani, Maurizio Galante e Tal Lacman, Duccio Maria Gambi, Valerio Sommella e Mario Trimarchi. Sette designer che sono venuti nelle botteghe artigiane ed hanno lavorato con le maestranze locale, confrontandosi, condividendo esperienze, saperi e soprattutto visioni.

Antonio Aricò ha lavorato su degli obelischi urbani ispirati all’immaginario dei giardini toscani, una sorta di bestiario fantastico rivisitato; Francesco Binfaré si è ispirato all’archetipo dell’angelo di Andrea della Robbia, interrogandosi su come potesse essere rappresentato e collocato nel contesto della globalizzazione; Lorenzo Damiani ha preparato due collezioni: una di vasi grezzi con incastonati i piatti della tradizione di Montelupo, un’altra di vasi realizzati con gli scarti di lavorazione delle fornaci ceramiche in memoria del ritrovamento dell’antico pozzo dove venivano accatastati gli scarti. E ancora Duccio Maria Gambi si è confrontato direttamente con la materia ceramica esistente, con gli scarti, con un progetto di levigatura e di sottrazione della materia per creare un ponte fra passato remoto e futuro incerto; mentre Maurizio Galante e Tal Lancman si sono proposti di ibridare la tradizione montelupina dei vasi con il mondo dei mostri Kaiju, tipici della fantascienza giapponese, per interrogarsi sul bene e sul male; Valerio Sommella si è misurato sperimentando la matericità delle decorazioni innovando una fase del processo produttivo; e infine Mario Trimarchi ha lavorato a un monumento in ceramica, una torre disequilibrata, sormontata da una grande coppa in bilico che ci fa riflettere sulle nostre fragilità.

“Fondere tradizione e innovazione, memoria e ricerca, notum e novum – afferma la curatrice  Silvana Annicchiarico – è l’idea di fondo che sta alla base della mostra CERAMICA DOLCE. Design e artigianato a Montelupo. Sono convinta che sia qui, in questa pratica di ibridazione e di osmosi, che si gioca oggi la scommessa più importante: non nella separazione dei saperi, non nella gelosa difesa del proprio hortus conclusus, ma nell’incontro, nell’apertura, nella disponibilità a contaminarsi con il diverso da sé. CERAMICA DOLCE lo fa, nella certezza che sia uno dei modi più efficaci per far uscire la ceramica dal ghetto dei souvenir a basso prezzo destinati al gusto massificato del turismo di massa e per far riscoprire al pubblico più vasto la bellezza generata dalle abili mani dei maestri d’arte montelupini, che sono a tutti gli effetti dei veri e propri beni culturali viventi”.

“Quando il design incontra l’arte della ceramica – dichiara Claudio Rocca, direttore dell’Accademia di Belle Arti di Firenze – si aprono scenari inaspettati; ceramica trattata da secoli a Montelupo che si rinnova continuamente grazie al dialogo fra mestieri e creatività. E’ quanto hanno espresso anche gli studenti dell’Accademia di Firenze guidati dal professor Lucchesi che hanno dato il loro contributo a sostegno di questo processo creativo e di innovazione estetica”.

“Finalmente inauguriamo al pubblico la mostra conclusiva del progetto curato da Silvana Annicchiarico – conclude Aglaia Viviani, assessore alla cultura del Comune di Montelupo. – Un progetto che ha subito una brusca frenata a causa dell’emergenza sanitaria, ma che appena possibile è ripartito di slancio e ha visto una collaborazione serrata fra gli artigiani, le aziende, la scuola della ceramica e i designer invitati. L’esposizione che inauguriamo oggi narra questo percorso e che ci restituisce un viaggio nell’arte, nella creatività e nell’innovazione di forme, modelli e decorazioni; ci racconta tutto questo in un percorso attraverso la forma e la materia ceramica, presentando collezioni e site specific prodotte nelle botteghe ceramiche con i materiali di eccellenza forniti da Colorobbia, azienda costantemente a fianco della valorizzazione della ceramica e del territorio, alla quale va il nostro sentito ringraziamento. E, ancora, restituisce gli esiti di un processo di collaborazione reso ancora più prezioso dalla partecipazione degli studenti dell’Accademia delle Belle Arti di Firenze, che vogliamo ancora una volta ringraziare per la costante presenza e partecipazione sul territorio di Montelupo.

Montelupo non è nuova a esperienze di questo tipo, anzi ne ha fatto un tratto distintivo della sua produzione culturale; tanto che abbiamo creato un “modello Montelupo” dal quale hanno attinto anche altre realtà. Un modello di “cantiere”, che sa rinnovarsi ogni volta, e che punta sull’incontro e lo scambio di esperienze e linguaggi diversi”. 

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Invasione di Campo

La contaminazione tra sport e arte alla base del format, ideato da Aldo Dolcetti e Matteo Graniti, che farà dialogare un personaggio del calcio e un artista nelle serate estive al Porto di Marina: primo appuntamento il 17 giugno con Gigi Buffon.

Uno, Aldo Dolcetti, è allenatore, collaboratore tecnico di Massimiliano Allegri e artista outsider; l’altro, Matteo Graniti, curatore del Lu.c.c.a Museum e co-fondatore di Ipercubo con un passato da calciatore. Dalla loro collaborazione nasce il format Invasioni di Campo: una serie durante i quali un personaggio del calcio ed un artista moderati da Matteo Graniti si confronteranno invadendo reciprocamente il campo dell’altro.

Gl incontri, sponsorizzati da San Rossore Sport Village, saranno ospitate dall’Etoile restaurant al Porto di Marina di Pisa, per godersi una chiacchierata in totale relax, all’ora dell’aperitivo.

Il primo talk sarà Giovedì 17 Giugno alle 19 e a dialogare saranno Gigi Buffon e Aldo Dolcetti, per poi proseguire durante i Giovedì dell’estate. Tra gli ospiti del mondo del calcio saranno presenti Lorenzo De Silvestri, Greta Adami, Igor Protti, Alessandro Calori e Oscar Damiani che il 29 Luglio presenterà il suo libro L’arte nel pallone, mentre tra gli artisti Giuseppe Stampone, Daniele Basso, Gianni Lucchesi e Adelisa Selimbasic. 

Invasione di Campo sarà un’occasione per tentare il confronto tra un artista visivo ed un calciatore professionista provando a trovare dei punti di connessione tra le due discipline e a riflettere sui principi creativi e sulle dinamiche che caratterizzano le due attività all’apparenza così distanti. L’artista e il calciatore racconteranno se stessi e le emozioni più significative della loro carriera partendo da un aneddoto o da un’opera che gli artisti invitati porteranno esclusivamente per la serata. 

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I capricci della Spina

Inaugurata nella chiesa di Santa Maria della Spina la mostra I Capricci di Antonio Cagianelli: fino al 25 giugno il contenitore antico torna ad ospitare l’arte contemporanea mettendo in risalto la bellezze dell’uno e dell’altra, tra guglie e teschi.

Allentamento delle misure restrittive vuol dire, anche, poter tornare ad allestire, e a visitare, mostre: lo sappiamo da un po’, ma siamo stati così a lungo senza poterlo fare che è bello ripeterlo.

Prosegue dunque il programma di personali alla chiesa di Santa Maria della Spina sul Lungarno Gambacorti con l’inaugurazione della mostra dell’artista pisano ma noto a livello internazionale Antonio Cagianelli intitolata I Capricci che resterà aperta fino al 25 giugno dalle 11 alle 13 e dalle 17 alle19.

Alla Spina, opere molto forti e di grande impatto estetico e emozionale che si esaltano nel contrasto con l’architettura gotica della chiesa ormai da anni eletta a scrigno di installazioni ed esposizioni di arte contemporanea.

Scheda della mostra

Dopo le “Vanitas”, i “Capricci”, dopo i graffiti e i tatuaggi, i geroglifici e le sfingi, dopo le sfere, le piramidi; si può così sintetizzare il nuovo programma di sviluppo espressivo di Antonio Cagianelli, che, come lo ha definito Pierre Restany è “un poeta che ha scelto di esprimersi in forma tridimensionale”. La sua poetica di designer attento alla metamorfosi continua della realtà si riversa nelle sue creazioni tridimensionali sotto forma di mobili, altre volte gioielli, complementi di arredo, accessori di moda e oggi, per la prima volta, anche la fotografia. È un discorso quello di Cagianelli che non parla di design o habitat in senso tradizionale, ma di una personale visione del mondo che le sue creazioni sono di volta in volta invitate a rappresentare. Una visione del mondo in cui il passato e il futuro sono in diretta comunicazione, dando origine a opere in cui convivono e si mescolano in modo analogico e medianico influssi provenienti da mondi arcaici, elementi esoterici con i segni della metropoli contemporanea; il tutto espresso attraverso un linguaggio pop e surreale. Si passa così dalle sue sedute “Transvital” a forma di teschio, che sono da considerarsi come delle vere e proprie vanitas tridimensionali, alle nuove sedute “Sfinge”, che irrompono inesorabili nel nuovo paesaggio creativo dell’artista con il loro messaggio carico di mistero e di punti di domanda aperti sul nostro futuro. In un mondo che non ha più risposte ai nostri interrogativi Cagianelli nelle sue ultime grafiche (serigrafie su laminati plastici di grande formato) sceglie di alludere al genere pittorico dei Capricci, basato appunto su nostalgiche e fantasiose composizioni di elementi del passato, per ritrovare un senso e una forza che possano aiutarci a sopravvivere all’apocalisse del mondo contemporaneo. Il metodo compositivo dei “Capricci” viene applicato anche al suo nuovissimo progetto fotografico, presentato al Fuorisalone 2020 con la sua galleria di riferimento milanese, la Galleria Colombari, e che rappresenta un ulteriore passo in avanti del suo lavoro di grafica che è alla base anche di tanti mobili e tessuti realizzati in precedenza. L ‘esperienza dei “Capricci” fotografici è nata durante il periodo dell’emergenza sanitaria da una riflessione fisicamente statica, ma intellettualmente molto dinamica.  In questo corpus di opere fotografiche Cagianelli, con i suoi accostamenti shock, veri e propri ossimori visivi, crea un dialogo inaspettato tra culture, linguaggi e segni di antiche civiltà, nonché esperienze pop-rock del suo repertorio di artista-designer, la Street Art e l’arte psichedelica. La parola “contaminazioni”, in questo momento drammatico, in cui abbiamo vissuto nell’isolamento e giustamente nella paura di essere contaminati, è da intendersi, per Cagianelli, con un’accezione positiva di interculturalità e di dialogo tra linguaggi e ambiti artistici diversi.

In una visione in cui il tempo acquista una dimensione sincronica, di memoria junghiana, l’artista dà vita alle sue composizioni fotografiche ispirate all’antico Egitto attraverso persone appartenenti alla quotidianità delle sue relazioni, i cui lineamenti, particolarmente evocativi, sono vicini alle sue libere fantasie su elementi dell’arte antica. Ai geroglifici si sovrappongono i graffiti della Street Art, agli inconfondibili profili di alcune statue etrusche i profili di giovani donne di oggi in cui sopravvive una memoria di tratti che ci riportano a un lontanissimo passato, seguendo una spirale e un vortice temporale in continua evoluzione, che ricorda esperimenti grafici dei fotocollages dadaisti e della cultura psichedelica degli anni ‘70. 

I suoi ultimissimi lavori fotografici sul tema della mummia in particolare, a metà strada tra citazioni di icone del mondo antico e riferimenti al genere horror, sono una nuova espressione cult dell’universo di Cagianelli, provocatorio, eclettico e surreale

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Tra Caravaggio e Gentileschi

Una mostra al Palazzo dell’Opera del Duomo presenta il percorso dell’artista pisano Orazio Riminaldi, l’allievo di Gentileschi folgorato da Caravaggio che ha il suo capolavoro proprio sulla cupola del duomo pisano.

Fino al 5 settembre sarà possibile visitare la mostra Un maestro pisano tra Caravaggio e Gentileschi allestita al Palazzo dell’Opera del Duomo e concluderla con la visita della Cattedrale che custodisce il capolavoro dell’artista al centro dell’esposizione. L’idea per la mostra dedicata a Orazio Riminaldi nasce proprio dal recente restauro dei dipinti della cupola della cattedrale pisana, realizzati da Riminaldi tra il 1627 ed il 1630. Un’opera monumentale, dipinta ad olio, non ad affresco come talvolta affermato, che raffigura l’Assunta portata in cielo dagli angeli. Una pittura che fino a quel momento non era possibile ammirare dal basso, a causa dello sporco che progressivamente si era accumulato sulle pareti nel corso dei decenni.

L’esposizione, a cura di Pierluigi Carofano e Riccardo Lattuada, mette in luce per la prima volta il percorso umano e artistico del maestro pisano Orazio Riminaldi (Pisa, 1593-1630), allievo del celebre Orazio Gentileschi, il padre di Artemisia, e affascinato in gioventù dalla bruciante novità della pittura di Caravaggio.

Giunto a Roma intorno al 1615, divenne accademico di San Luca, e fece parte della terza stagione dei maestri caravaggeschi. Fu capace di un linguaggio elegantissimo, vera e propria sintesi tra lo stile di Orazio Gentileschi e quello di Guido Reni. La breve vita (morì a 37 anni) non gli permise di sprigionare tutto il suo talento, ma fortunatamente proprio a Pisa si conserva il suo capolavoro, quello che gli ha dato fama imperitura: la cupola del duomo.

Orazio Riminaldi è presente in mostra con oltre venti opere e il suo percorso artistico è ricostruito a partire dalla sua formazione di gusto tipicamente toscano fino all’incontro con il naturalismo di marca caravaggesca, poi declinato verso un più maturo classicismo. Di Riminaldi sono esposti dipinti provenienti da prestigiose collezioni pubbliche, i modelli preparatori per la cupola, il Ritratto di Curzio Ceuli e l’Autoritratto.

All’interno del Palazzo dell’Opera del Duomo il percorso espositivo è scandito in nove sezioni che illustrano il contesto pisano nel quale si formò Orazio Riminaldi, poi quello romano (con opere di Guido Reni, Giovanni Baglione, Agostino Tassi), infine i suoi primi maestri, Ranieri Borghetti, Aurelio e Orazio Lomi Gentileschi.

Di Orazio Gentileschi è possibile ammirare la straordinaria Madonna col Bambino delle Gallerie Nazionali d’Arte Antica di Palazzo Corsini, un’opera che raramente viene concessa in prestito dal museo romano e la Giuditta con la testa di Oloferne e la fantesca della Collezione Lemme di Roma.

Esposte anche importanti opere di maestri a lui legati, quali la Santa Cecilia con l’organo portatile di Giuseppe Cesari detto il Cavalier d’Arpino, il San Pietro penitente di Guido Reni e la Santa Cecilia del Guercino, provenienti dalla Fondazione Sorgente Group.

Altre rarità presenti nelle prime sale della mostra sono il Sant’Andrea e il San Bartolomeo (Roma, Accademia di San Luca), frammenti di una grande pala d’altare del Bronzino in origine collocata nel Duomo di Pisa, ma dispersa in antico.

Le opere scelte sono numerose e merita ricordare tra le principali, Il Sacrificio di Isacco e il Martirio dei santi Nereo e Achilleo (Roma, Gallerie Nazionali Barberini  Corsini), il Caino e Abele (Firenze, Gallerie degli Uffizi), la Vestizione di santa Bona (Pisa, chiesa di San Martino), lo straordinario Ercole e Acheloo proveniente da Parigi (Galleria Giovanni Sarti).

A conclusione del percorso degli spazi espositivi è possibile visitare la cattedrale per ammirare la cupola dipinta da Riminaldi.

Curatori: Pierluigi Carofano, Riccardo Lattuada
Comitato scientifico: Franco Angiolini, Stefano Bruni, Veronica Baudo, Alberto Cottino, Marco Ciampolini, Gabriella Garzella, Daria Gastone, Franco Paliaga, Stefano Renzoni, Alessandro Tosi.
Didattica in mostra: Pierluigi Carofano, Tamara Cini

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Urbanology: Pisa alla Biennale di Venezia

Il sostegno della città al progetto Urbanology dell’architetto pisano Massimo Gasperini e della fotografa volterrana Irene Taddei che avrà spazio alla Biennale di Architettura di Venezia fino al 21 novembre: un racconto che affianca disegno e fotografia per riflettere sul cambiamento.

“Il progetto – dichiara l’assessore Massimo Dringoli – ha lo scopo di rappresentare, mediante gli strumenti del disegno e della fotografia, i rapidi mutamenti di un mondo segnato dagli effetti della globalizzazione. La narrazione di questo mondo viene affidata alla comparazione tra disegni e fotografie posti a rappresentare l’idealità e la realtà, come in un viaggio attraverso la storia dell’architettura e quindi dell’umanità. Ad ogni disegno di Massimo Gasperini corrisponde un’immagine fotografica di Irene Taddei in una relazione tra esperienze artistiche diacroniche secondo interpretazioni inaspettatamente riconducibili all’unico tema del rapporto tra narrazione e testimonianza. Si ha così la percezione di quanto la conoscenza del passato, se collegata alla coscienza del presente, sia capace di esprimere mutamento senza i timori che potrebbero essere indotti dalla velocità delle trasformazioni che stiamo vivendo. Una variante narrativa del progetto Urbanalogy è costituita dal progetto “Pinocchio Architetto, rilettura delle Avventure di Pinocchio” interpretandole con disegni e fotografie che riescono a rendere reali gli episodi ed i paesaggi immaginati da Carlo Lorenzini”.

“La qualità espressiva delle opere raccolte – conclude – è tale da essere state selezionate per un video da presentare all’esposizione Comunità Resilienti nel Padiglione Italia della Biennale di Architettura di Venezia 2021 in programma dal 22 maggio al 21 novembre 2021 nella sezione Italian Best Practice, ma per una maggiore diffusione ed essere meglio conservate saranno raccolte in un Catalogo che potrà accompagnarle nella Mostra itinerante che, a partire dal 2022, toccherà varie realtà territoriali”.

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Piranesi on line

In occasione della Giornata Internazionale dei Musei, il 18 maggio, il Museo della Grafica ci racconta, online, alle 16, l’avventura di Piranesi: perché questa celebrazione promossa dall’International Council Of Museums si sostanzi di scoperte e di nuove conoscenza.

La Faculdade de Arquitetura e Urbanismo da Universidade de São Paulo, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di São Paulo promuovono l’incontro in diretta streaming che si terrà martedì 18 maggio, alle 16: Piranesi. Ritorno al futuro / De volta ao futuro.

Interverranno Marco Buti, Franco Fanelli, Luigi Ficacci, Maria Antonella Fusco, Ginevra Mariani, Luciano Migliaccio, Federica Rossi, Alessandro Tosi

Per partecipare, è possibile collegarsi a:
YouTube Sistema Museale di Ateneo

Pagina Facebook Museo della Grafica

Pagina Facebook Mediaeventi
museodellagrafica.sma.unipi.it

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Il tempo sospeso alla Spina

La riapertura al pubblico della Chiesa della Spina con l’inaugurazione della mostra il Tempo sospeso di Roberto Braida è un augurio per questa ripartenza, perché ci invogli a recuperare e ricostruire quanto possibile di questo strano tempo che abbiamo perduto, ma che possiamo recuperare.

Quando si inaugura c’è sempre un’emozione speciale, una bellezza palpabile che inonda gli spazi in cui la mostra è allestita, un senso di inizio, di rinascita. Ma questa volta, facile indovinare perché, questa sensazione è amplificata: la mostra Il tempo sospeso, inaugurata alla Chiesa della Spina e visitabile fino al 28 maggio ci regala tre opere di Roberto Braida che descrivono il periodo che abbiamo vissuto, e stiamo ancora vivendo; una riflessione sul passato per guardare avanti con fiducia e speranza.

“Le opere – spiega l’artista Roberto Braida – nascono in seguito al periodo estremamente pesante che abbiamo vissuto, con un fermo di molti mesi: il tempo sospeso a cui allude il titolo è quello che abbiamo perduto, che ci siamo lasciati alle spalle, ma anche quello che possiamo ritrovare, recuperare e assolutamente dobbiamo ricostruire, come una vecchia nave che deve ripartire. Il senso sta dunque in un messaggio di augurio rivolto a tutti, in particolare ai giovani e ai bambini che hanno perso molto”.

La mostra si compone di tre opere, “raffiguranti rispettivamente la serena luminosità dell’alba e la calda magia del tramonto. Il terzo dipinto, intitolato Compressione, muta radicalmente prospettiva. Prende vita un fascino drammatico attraverso una composizione che si scalda, che si spezza e si lacera, dove le inattese fratture sono metafora di quella compressione dell’anima, dell’agitamento dello stato d’animo causato dal particolare periodo storico che siamo costretti a vivere”.

Sperando che la mostra, visitabile fino al 28 maggio, dal mercoledì alla domenica, dalle 14 alle 18.30, possa essere goduta da pisani e turisti e accompagni la sospirata ripartenza che da tanto aspettiamo

“È questo l’ennesimo tentativo di ripartenza e speriamo che questa sia la volta buona – dice l’assessore alla cultura Pierpaolo Magnani –, mi auguro che questa mostra, a differenza delle precedenti sospese a causa dell’introduzioni delle varie restrizioni, possa essere vissuta dai cittadini e dai turisti quando torneranno in città. Questa esposizione di Roberto Braida rappresenta in modo profondo questo tempo che stiamo vivendo, grazie a un trittico che racconta in maniera molto intensa l’idea di quello che è stato l’arrivo di questa bufera che ci ha travolti tutti”.

L’artista Roberto Braida nasce a La Spezia nel 1953. Fin da giovanissimo si dedica al disegno e alla pittura, sotto la guida del Maestro Gino Bellani. La sua attività di pittore professionista inizia nel 1974 con la prima personale e sono numerose le mostre, le presenze e i riconoscimenti dell’artista in manifestazioni a carattere nazionale ed internazionale. Nel 2012 è stato insignito della benemerenza civica per meriti artistici dall’amministrazione comunale della sua città.

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L’avanguardia dei bambini

Venerdì 19 marzo, alle 17, appuntamento online al Museo della Grafica: L’avanguardia per bambini, la collezione Adler della Biblioteca Braidense con James Bradburne, Stefano Garzonio, Federica Rossi e Alessandro Tosi.

In concomitanza della mostra Tempi terribili, libri belli. La Collezione Adler della Braidense, curata da Federica Rossi presso la Biblioteca nazionale Braidense di Milano, il Museo della Grafica, in collaborazione con la Biblioteca Braidense, il  Centro Internazionale di Ricerca sulla Cultura dell’Infanzia e il Centro di studi “Il Mondo Russo” dell’Università di Pisa presentano

L’AVANGUARDIA PER BAMBINI

LA COLLEZIONE ADLER DELLA BIBLIOTECA BRAIDENSE

con James Bradburne, Stefano Garzonio, Federica Rossi e Alessandro Tosi

Venerdì 19 marzo 2021, ore 17

L’incontro è realizzato con la collaborazione tecnica di MediaEventi dell’Università di Pisa e si può seguire in diretta streaming e sui canali social del Museo della Grafica, nel canale youtube e nella pagina facebook di Mediaeventi.


Per partecipare, è possibile collegarsi a:
YouTube MediaEventi: https://youtu.be/M2b91RcCOck
Pagina Facebook Museo della Grafica
Pagina Facebook MediaEventi

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