Guarda chi si vede, De Chirico

Riaprono i musei e, con tutte le precauzioni e le limitazioni necessarie, riapre la mostra che Palazzo Blu dedica a de Chirico: quella che non abbiamo potuto godere d’autunno, ma per la quale la pazienza e l’impegno degli organizzatori sono stati alla fine premiati. Perché per l’arte non è mai troppo tardi.

La speranza non muore mai, ma certo ce l’eravamo vista brutta: con tutto il rispetto per i motivi, più che validi, per i quali non era possibile inaugurarla, la delusione per non poter visitare quella che era la grande mostra d’autunno di Palazzo Blu era tanta. Sì, perché in effetti, la mostra De Chirico e la Metafisica, in programma dal 7 novembre scorso, non si era mai aperta al pubblico. Ricordate? Era del 3 novembre il DPCM che, con sofferenza ma senso delle priorità, decretava la chiusura al pubblico di mostre e musei. Le opere erano già lì, appese alle pareti secondo l’idea di Saretto Cincinelli e Lorenzo Canova che curavano l’esposizione organizzata da Fondazione Pisa e MondoMostre, ma nessuno poteva vederle; c’è voluta tanta pazienza e tanta fiducia per aspettare questo momento. Che, alla fine, è arrivato.

E ora, in seguito al nuovo DPCM del 14 gennaio, il Palazzo riapre i battenti e riparte proprio dalla mostra, in programma dal 20 gennaio al 7 maggio: prenotazione obbligatoria, ingressi contingentati, apertura limitata ai giorni tra il lunedì e il venerdì, ma che importa? E’ un inizio, una speranza trainata dall’arte.

E l’arte in questione è quella di uno dei più importanti artisti italiani del Novecento, un’intensa e documentata retrospettiva sulle opere di tutta la prestigiosa carriera dell’artista; un percorso cronologico dal primo Novecento, agli anni della grande pittura Metafisica, fino all’ultima luminosa fase neometafisica.

Un de Chirico da riscoprire ma anche da conoscere grazie a una serie di disvelamenti che aprono il sipario sui suoi enigmi, consentendo l’accesso al suo labirintico proscenio. Uno degli elementi principali del progetto è la scoperta della collezione personale dell’artista, dei “de Chirico di de Chirico” che sono il fulcro di questa mostra, composta soprattutto da un grande numero di opere provenienti da La Galleria Nazionale di Roma, donate nel 1987 dalla moglie del pittore, Isabella, e dalla Fondazione Giorgio e Isa de Chirico.

Insieme all’esposizione temporanea a Palazzo Blu riaprono anche la Mostra Permanente e la mostra fotografica L’ultimo Novecento che racconta la storia di Pisa degli ultimi trent’anni del secolo scorso, attraverso le immagini tratte dall’archivio Luciano Frassi. In quegli anni Pisa vive una stagione intensa, ricca di eventi che hanno un’eco che si allarga nel mondo, documentati dalle foto in mostra, come l’allarme per la stabilità della Torre Pendente e l’avvio dei lavori che si concluderanno con il suo consolidamento. Resta memorabile anche la straordinaria avventura del Pisa di Romeo Anconetani che vide i colori nerazzurri comparire da protagonisti sulla scena del grande calcio italiano ed a cui è dedicata un’ampia galleria di immagini che occupa un’intera stanza. È poi in quel periodo, nel giugno del 1989, che Pisa si arricchisce di una grande opera di arte contemporanea, la più importante fra quelle realizzate in città nel XX secolo, destinata ad assumere una fama internazionale: il murale di Keith Haring intitolato Tuttomondo.

L’arte e la bellezza tornano al servizio della società e del suo sviluppo, missione di ogni spazio per la cultura.

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Le foto che ci dicono chi siamo

Con la mostra L’ultimo Novecento a Palazzo Blu si conclude il ciclo di esposizioni degli scatti dell’archivio Frassi che hanno raccontato Pisa, e non solo, nei decenni passati. Dopo gli anni Cinquanta e i Sessanta, le immagini dell’ultimo scorcio del secolo scorso ci parlano di manifestazioni, della pendenza della torre e del Pisa di Romeo.

Romeo Anconetani durante i festeggiamenti per la promozione in serie A nel 1985

Le immagini, anche questa volta, ci raccontano di vestiti, pettinature, automobili e montature di occhiali come erano, facendoci sorridere, ricordare o storcere il naso, a seconda dell’età o del gusto personale. Ma soprattutto con l’esposizione L’ Ultimo Novecento. Pisa: eventi e personaggi di un fine secolo, terzo capitolo dell’esposizione dell’archivio Frassi a Palazzo Blu, ci dice chi siamo, chi siamo stati ma anche chi saremo. Sì, perché, che fossimo presenti o meno, quelli immortalati dalla macchina fotografica del fotografo pisano sono momenti delle tante cose successe nella nostra città, sono momenti della nostra storia, al di là dell’anagrafe.

La grandezza del fotografo sta nel cogliere il momento, l’espressione, il gesto: ai tempi dell’analogico, ai limiti del mezzo solo la maestria poteva rimediare. Se riconosciamo dunque in quegli scatti momenti epocali si deve alla capacità del fotografo che ha immortalato la vita cittadina, dai matrimoni alla visita del Papa, negli ultimi 50 anni del Novecento. Ma certo il fatto che a Pisa sia passato mezzo mondo e che spesso sia stata lo specchio di eventi di rilevanza ben più che cittadina ce lo testimoniano le riproduzioni dei quotidiano che raccontano a parole quello che le foto ci fanno vedere.

Dal 31 ottobre al 14 febbraio 2021, a Palazzo Blu le foto “faticosamente selezionate nel mare dell’archivio Frassi” racconta Giuseppe Meucci, che cura la mostra insieme a Stefano Renzoni, documentano l’allarme per la stabilità della Torre Pendente e l’avvio dei lavori che si concluderanno con il suo consolidamento; il Pisa di Romeo Anconetani che vide i colori nerazzurri protagonisti sulla scena del grande calcio italiano; il Papa che nella visita a Pisa spende parole di riabilitazione della figura di Galileo; la realizzazione, nel giugno del 1989, di una grande opera di arte contemporanea, destinata ad assumere una fama internazionale: il murale Tuttomondo di Keith Haring.

Per la visita di Giovanni Paolo II nel 1989 viene allestita una luminara speciale
Tuti durante il processo per la morte di Mennucci

Ma ci sono anche le violenze di piazza, lo stragismo organizzato dai gruppi di estrema destra e del terrorismo di sinistra che anche a Pisa hanno dato vita a capitoli che fanno parte della storia della città, come la bomba di Marina che nel 1971 uccise il giovane Giovanni Persoglio e il conseguente delitto commesso nella trattoria l’Archetto in via La Nunziatina che fecero scoprire i disegni eversivi del gruppo pisano delle Brigate Rosse. O la morte nel 1972, durante i gravi disordini scatenati da Lotta Continua, del giovane Franco Serantini, ucciso dalla polizia. Ma anche sul fronte opposto, quello dell’eversione di matrice neofascista, Pisa è stata teatro di vicende che hanno avuto echi nazionali, come la feroce esecuzione nel 1982 di Mauro Mennucci, il militante di Ordine Nuovo che sette anni prima aveva fatto catturare l’estremista nero Mario Tuti, ricercato per avere ucciso due poliziotti.

Keith Haring dipinge Tuttomondo sul muro della sacrestia di Sant’Antonio nel 1989

Per chi c’era, per chi non c’era, per chi non c’è più e per chi ci sarà domani: questa mostra è per tutti noi, perché solo conoscendo il passato, anche grazie alle immagini che lo testimoniano, possiamo guardare al futuro.

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De Chirico e il tempo sospeso. Il suo e il nostro

La mostra d’autunno a Palazzo Blu è dedicata al maestro della metafisica di cui si propone un’antologia di capolavori che ne ripercorre l’intera carriera artistica, mostrando una coerenza spesso misconosciuta. E una visione delle cose sempre attuale.

In tempi incerti le certezze sono oro: fra queste, nonostante le tante difficoltà, la grande mostra autunnale a Palazzo Blu torna a darci, mai come adesso, una prospettiva sulla bellezza. De Chirico e la Metafisica, dal 7 novembre 2020 al 9 maggio 2021 ripercorre la ricerca dell’artista e ci spiega, attraverso le opere appartenenti alle sue diverse stagioni, che il suo genio non si è certo affievolito al termine del primo ciclo della sua carriera, quello propriamente metafisico.

Dopo averci fatto entrare, negli anni ’10 del secolo scorso, in un mondo di sospensione, la cui apparente serenità è come in attesa di qualcosa che debba succedere da un momento all’altro, di una verità che emerga al di là, o al di dentro, dei simboli presenti sulla tela, de Chirico non abbandona la Metafisica. Non la abbandonerà mai, ma continuerà sempre a rifarsi in qualche modo a questa prima esperienza nelle stagioni della cosiddetta seconda Metafisica e della Neometafisica. Quella che Calvesi chiama Metafisica continua.

L’opera d’arte metafisica è quanto all’aspetto serena; dà però l’impressione che qualcosa di nuovo debba accadere in quella stessa serenità e che altri segni, oltre a quelli già palesi, debbano subentrare sul quadrato della tela. Tale è il sintomo rivelatore della profondità abitata. (Giorgio de Chirico, Sull’arte metafisica, 1919)

A lungo sottovalutato, anche a causa dell’interpretazione di Breton che ne vedeva appassite le capacità dopo quei primi decenni del ‘900, il de Chirico delle fasi successive è presentato in mostra da un punto di vista diverso, che lo libera dal ruolo, prestigioso ma limitativo, di precursore del Surrealismo.

Anche grazie alla presenza di una parte della collezione personale dell’artista, i de Chirico di de Chirico, fulcro dell’esposizione a Palazzo Blu, gli enigmi racchiusi nelle figure avulse dal contesto, negli squarci di città antiche e moderne, nei suoi simboli immobili e muti al centro di spazi dal tempo sospeso sono inquadrati in una prospettiva ancora più ampia e non racchiusi in un solo, breve periodo.

Grazie al supporto delle più prestigiose istituzioni nazionali d’arte moderna, come la Pinacoteca di Brera e il Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto MART, il progetto presenta a Palazzo Blu una serie di capolavori assoluti, provenienti prevalentemente dalla Galleria Nazionale di Roma (donate nel 1987 dalla moglie del pittore, Isabella) e dalla Fondazione Giorgio e Isa de Chirico.

In ordine cronologico, l’antologia di opere parte dagli esordi ispirati a Böcklin e Klinger della fine del primo decennio del Novecento agli anni Dieci della grande pittura Metafisica; dai capolavori del periodo classico dei primi anni Venti della “seconda metafisica” parigina, fino ai Bagni Misteriosi degli anni Trenta, alle straordinarie ricerche sulla pittura dei grandi maestri del passato riscontrabili nelle nature morte, nei nudi e negli autoritratti, realizzati tra gli anni Trenta e gli anni Cinquanta, giungendo all’ultima, luminosa fase neometafisica, recentemente molto rivalutata.

Le piazze, disabitate, dei luoghi dove il pittore ha vissuto (prima Volos e Atene, poi Monaco di Baviera, Milano, Firenze, Torino, Parigi, Ferrara, New York, Venezia, Roma), sono popolate da oggetti, frammenti, rovine, archi, portici, angoli di strade, muri, edifici, torri, ciminiere, treni, statue, manichini che estraniati dal loro abituale contesto emergono con tutta la loro forza iconica diventando irreali, misteriosi, enigmatici.

Non sarà difficile trovarci un po’ di noi, delle nostre vite, della nostra contemporaneità.

C’era una volta un pezzo di legno

E c’era una volta una location eccezionale per piccole mostre o installazioni d’arte contemporanea che traevano proprio dal contrasto con il contenitore antico la loro potenza: la chiesa della Spina torna finalmente ad ospitare l’arte contemporanea; si parte dal Pinocchio di Scarselli.

Anni fa, un’illuminazione: utilizzare lo scrigno vuoto, e raramente accessibile, della Chiesa della Spina per ospitare arte contemporanea. All’illuminazione seguì lo sforzo necessario ad acquisire le competenze necessarie per organizzare questi appuntamenti con il bello, piccoli nella misura ma non semplici nella gestione soprattutto, appunto, perché inediti. Il risultato fu una serie di mostre e installazioni che portarono a Pisa nomi anche grandissimi della scena artistica contemporanea e la consapevolezza che la convivenza tra antico e ultramoderno non poteva che giovare ad entrambi.

Dopo un paio di anni nei quali ci si era forse dimenticati di quanto potesse il contenuto valorizzare il contenitore e viceversa, si annuncia finalmente il tentativo di riprendere il discorso là dove si era interrotto: da ora alla fine dell’anno sono in programma tre mostre.

La prima di Marcello Scarselli dedicata alla figura di Pinocchio, Pinocchio, burattino senza fili (10-31 ottobre), la seconda di Giovanni Maranghi Mastica e sputa, dedicata alla figura del primo verso della canzone di Fabrizio De André Ho visto Nina volare (7-29 novembre), la terza di Roberto Braida Il tempo sospeso (5 dicembre – 6 gennaio 2021).

Con Pinocchio, burattino senza fili, l’artista pisano Marcello Scarselli condivide pitture, sculture, video dedicati al celebre burattino di Collodi. “Questa mostra avrei dovuto chiamarla con un altro titolo, Pinocchio e il mare, perché il mare è molto vicino alla città e si sente – racconta l’artista -. Avrei dovuto esporre a marzo, prima del lockdown, ma ho colto l’occasione di questi mesi sospesi per lavorare appositamente a questo allestimento e, come omaggio alla città, presenterò anche un targone appositamente realizzato in questi mesi, trasformato in una guerriera pisana, con alcune frasi e la bandiera”.

“Le tre mostre alla chiesa della Spina erano in programma per la scorsa primavera – puntualizza l’assessore alla cultura Pierpaolo Magnani – ma poi a causa del lockdown sono state rinviate. Ed è in qualche modo bello e suggestivo che a riaprire al pubblico la chiesa della Spina sia proprio una mostra dedicata a una delle icone dell’Italia nel mondo riletto e interpretato dal lavoro dell’artista Marcello Scarselli”.

“La mostra sarà composta da pittura, scultura e video, senza per questo invadere troppo la chiesa della Spina – spiega Filippo Lotti, curatore della mostra -. Quella di Scarselli su Pinocchio è una mostra itinerante che, dopo una serie di tappe, trova il suo capolinea a Pisa, che rappresenta un importante punto di arrivo. Scarselli ha sempre immaginato il mondo fantastico di Pinocchio sin da quando era bambino e con lui ha un legame indissolubile che esprime con la sua pittura fresca e un segno caratteristico e semplice”.

Il mondo di Pinocchio, con i suoi personaggi e i suoi luoghi, viene preso a pretesto da Marcello Scarselli per veicolare messaggi legati al senso etico e morale, alla libertà espressiva, all’istinto, al pensiero asimmetrico, all’intraprendenza, alla ricerca interiore e al confronto esistenziale. Non c’è quindi da parte sua nessuna volontà di illustrare il racconto di Collodi, ma quello di utilizzare la favola come specchio delle contraddizioni della società del qui e ora proiettandosi però oltre ovvero verso la ricerca di valori più stabili e certi.

Quinta tappa di questa mostra itinerante legata a Pinocchio, alla Spina saranno esposti lavori inediti e installazioni, corredate anche da un video documentaristico sul lavoro dell’artista il cui percorso potrà essere ascoltato dalla voce dello stesso artista e dei curatori sabato 10 ottobre a partire dalle ore 16.

Per info: Casa d’Arte San Lorenzo – 0571 43595 – galleria@arte-sanlorenzo.it

Pinocchio, burattino senza fili

a cura di Riccardo Ferrucci e Filippo Lotti

Chiesa di Santa Maria della Spina, Lungarno Gambacorti

10 – 31 ottobre 2020

giovedì e venerdì ore 11.00/13.00

sabato e domenica ore 11.00/13.00 15.00/17.00

Chiuso lunedì, martedì e mercoledì

Per info: Casa d’Arte San Lorenzo – 0571 43595 – galleria@arte-sanlorenzo.it

Pisa, Torino, Parigi e oltre: una mostra per Nerone Ceccarelli

Sabato 26 settembre si inaugura la mostra-conferenza Nerone Ceccarelli: espressionismo, costruttivismo, astrattivo, versus Gruppo NP2. Momenti di un sodalizio: Jolanda Novi e Gianni Patuzzi per raccontare un pisano che ha portato la sua arte nel mondo.

Si tratta del primo  appuntamento del Calendario Caleidoscopio pisano, promosso dal Centro Cagianelli per il ‘900, con il Patrocinio della Regione Toscana e del Comune di Pisa, in collaborazione con Fondazione Pisa, Palazzo Blu, Amici dei Musei e dei Monumenti Pisani, Archivio Nerone Giovanni Ceccarelli. Ma la mostra Nerone Ceccarelli: espressionismo, costruttivismo, astrattismo, versus Gruppo NP2. Momenti di un sodalizio: Jolanda Novi e Gianni Patuzzi, che si inaugura sabato 26 settembre alle 17 nella sala dei Bucciotti del Centro Cagianelli per il ‘900 (viale delle Cascine, 8) è molto di più.

In questa presentazione – conferenza, introdotta da Francesca Cagianelli, presidente del Centro Cagianelli per il ‘900, si parlerà di arte come di un tutt’uno, di un modo di guardare all’espressione artistica e di farla muovere con agilità da un registro all’altro, da una tecnica all’altra.

Alla conferenza Nerone Ceccarelli dal Parlamento europeo al Teatro Carlo Felice di Genova: integrazione con l’architettura interverranno, per l’associazione Archivio Nerone Giovanni Ceccarelli, Saar Ceccarelli, figlia dell’artista e presidente dell’associazione e l’architetto Fabio Licciardi, socio fondatore dell’Archivio.

“Siamo orgogliosi e contenti – ha commentato l’assessore alla Cultura Pierpaolo Magnani – di ospitare un evento che attribuisce il giusto riconoscimento ad un artista di fama internazionale. Sarà l’occasione per riscoprire un grande talento a cui la nostra città ha dato i natali”.

“Si tratta di una iniziativa – ha aggiunto Francesca Cagianelli – che vuole promuovere e far conoscere un artista che ha dato un contributo al territorio pisano e che proprio a Pisa ha iniziato la sua esperienza di scultore e pittore”.

Patrocinato dal Comune di Pisa, l’evento punta alla riscoperta e alla promozione della personalità di Nerone Ceccarelli (Giovanni Ceccarelli, Pisa, 31 agosto 1937 – Parigi, 7 novembre 1996), più conosciuto come Nerone e fondatore del Gruppo NP2, la cui nascita pisana si coniuga il domicilio elettivo torinese, a scandire un itinerario biografico carico di implicazioni esistenziali e artistiche. Poliedrico negli interessi e versatile nelle tecniche, Nerone è stato in grado non solo di spaziare, districarsi e addentrarsi nei contesti culturali che lo avvolgevano, ma, altresì, è stato capace di costruire una capillare rete di collaborazioni e una forte intesa con il pubblico. L’Archivio Nerone Ceccarelli vuole dunque configurarsi come strumento guida alla riscoperta di uno dei più interessanti artisti del Novecento, una personalità dirompente e indagatrice, un maestro dalla creatività vulcanica che sfidò le nuove frontiere del design e contribuì ad imprimere una svolta decisiva alla decorazione di interni, così come al rapporto con l’ambiente nella progettazione architettonica, in sinergia con personalità europee e internazionali, tra cui Marcel Breuer e Oscar Niemeyer. 

Con l’occasione saranno esposte al pubblico le opere: Nerone, Fiori in controluce, 1957 / Nerone, Dodecafonia barocca, 1980 ca. / Nerone, Crocifisso (bozzetto) 1986 / Nerone, Composizione, 1975 / Nerone, Composizione, 1975 / Gianni Patuzzi, Gruppo NP2, Composizione, 1975 / Jolanda Novi, Venezia, 1960 ca. 

NERONE CECCARELLI. Gli esordi di Nerone si collocano all’alba degli anni Cinquanta quando l’artista formula suggestioni soluzioni linguistiche nell’orbita delle avanguardie europee, in primis Georges Rouault, proponendo la sua prima produzione nel 1951, in una collettiva a Treviso, nel Salone dei Trecento, quindi nel 1952 alla Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia e ancora, nello stesso anno, a Pisa, presso la Galleria Ai Galli, sotto gli auspici di Dedalo Montali, artista formatosi all’Accademia di Brera e partecipe, nell’ambito della Galleria del Milione, delle pulsioni europeistiche di Persico, oltre che intimo di artisti quali Garbari, Licini, Ghiringhelli, Catalano. Sarà proprio quest’ultimo, a condurre fin dal 1937 a Pisa un decisivo ruolo di catalizzatore presso l’intellighenzia normalista, in particolare Franco Russoli, Raffaello Causa, Emilio Tolaini, Antonio Russi, fino a organizzare una importante rassegna di pittori contemporanei e a contribuire all’exploit di Nerone Ceccarelli. Nel 1962 la costituzione del Gruppo NP2 insieme con l’amico Gianni Patuzzi, di cui si presenta una litografia ascrivibile a tale stagione sperimentale. Costituito con l’obiettivo di brevettare “nuove fonti di espressione poetica dei materiali” il Gruppo NP2 dichiara orientamenti interdisciplinari, cui aderiranno anche Piercarlo Ceccarelli, fratello di Nerone, la pittrice Jolanda Novi, sua madre, Luigi Marchisotti, Dedalo Montali, Lucia Petrocchi, Virgilio Petrocchi, Raoul Portal, Piercarlo Iorio, Evian Medici, Luciano Patetta, Nicoletta Medici, Carlo Mollino, Angelo Cortesi. La sua carriera culminerà alla fine degli anni Sessanta con la creazione del marchio e degli Ateliers Forme e Superfici lo slancio neroniano verso una sempre più pervasiva integrazione tra arte e ambiente, esemplificato nel 1967 dall’ideazione del marchio brevettato “Rilievomarmo”, la cui innovativa tecnica di incisione marmorea decollerà in ambito internazionale nel corso degli anni Settanta. Ne deriverà nel 1972 il gigantesco murale in zinco inciso e patinato destinato al Parlamento europeo del Lussemburgo e ancora, alla fine degli anni Settanta, la committenza per tre sculture destinate all’edificio che ospita la sede della Compagnia finmeccanica FATA S.p.a. a Pianezza realizzato da Oscar Niemeyer, concepito da Nerone, senza contare, nel 1979, la progettazione della monumentale decorazione scultorea all’interno del Palazzo del Governo di Dubai. Gli anni Settanta vedono Nerone prodigarsi nuovamente sul territorio toscano, con lo straordinario episodio della cabina di proiezione cinematografica, scultura in metallo tridimensionale abitabile, realizzata nel 1971 su committenza della Provincia di Livorno Sede della Provincia di Livorno, originariamente previsto per il “Salone dei Trecento” allora adibito per proiezioni cinematografiche (attualmente collocato presso il Liceo Scientifico Statale “Federigo Enriques”).   L’apice del successo italiano coincide nel 1990 con la vittoria del concorso per la realizzazione dell’opera destinata al sipario del Teatro Carlo Felice di Genova, dal titolo “Viva Schöenberg”, monumentale pannello scultoreo.

Donne senza paura

Arte contemporanea alla Chiesa della Spina: fino al 15 marzo due opere di Pier Toffoletti per due donne Fearless .

Sono dedicate a Gessica Notaro e a Liliana Segre le due opere di Pier Toffoletti esposte alla Chiesa di Santa Maria della Spina per la mostra Fearless, che prosegue il ciclo delle installazioni di arte contemporanea in questo spazio così particolare e così adatto ad accogliere oggetti d’arte anche, e soprattutto, molto distanti dalle sue architetture.

Dal 15 febbraio al 15 marzo l’esposizione, a cura di Riccardo Ferrucci, ci racconta due donne che, come dice il titolo, non hanno paura: Gessica Notaro, simbolo di tutte le donne vittime di violenza, e Liliana Segre, la senatrice a vita che, scampata ai campi di sterminio, si dedica alla trasmissione della cultura del ricordo alle nuove generazioni. Due donne distanti per età, per contesto, per la loro storia, ma unite dal coraggio e dal destino di diventare, appunto, simboli della possibilità di scrivere una storia diversa.

L’opera raffigurante Gessica Notare era stata esposta nella grande personale dell’artista la scorsa primavera al Palazzo delle Arti di Napoli insieme a quelle rappresentanti alcune grandi eroine del nostro tempo: da Beatrice Vio a Lidia Vivoli, a Anna Muzychuk; quella che rappresenta Liliana Segre è invece inedita: un onore averla esposta per la prima volta qui a Pisa.

Il curatore, Riccardo Ferrucci, ricorda che “la pittura di Pier Toffoletti è un’esperienza unica, per profondità di contenuti e sapienza compositiva, il suo viaggio è un modo originale  per descrivere donne che hanno saputo coniugare impegno civile ed umano. L’arte, a volte, diventa soltanto una ricerca tecnica e formale, al contrario nell’opera dell’autore ritroviamo l’uomo, con le sue paure e le sue utopie. L’idea di creare una pittura, sempre in bilico tra figurazione ed astrazione, è di grande suggestione, elementi distanti si coniugano in perfetta e totale armonia”.

Le sue sono donne che per motivi etici, religiosi o perché vittime di violenza, hanno dato vita ad una nuova consapevolezza. e che ci fanno riflettere su quanto sia importante continuare a lavorare su certi temi anche attraverso l’arte.

La mostra, organizzata da Casa d’Arte San Lorenzo, in collaborazione con C.R.A. Centro Raccolta Arte di San Miniato ed il supporto di FL Fuori Luogo, ha il patrocinio di Regione Toscana, del Comune di Pisa e dell’UNESCO di Pisa, con  il sostegno della Banca di Pisa e Fornacette.

PIER TOFFOLETTI artista

Nasce nel 1957 in provincia di Udine. Nel 1976 si diploma presso il Liceo artistico di Udine. La sua passione per la pittura è molto precoce. Invitato a partecipare alle più importanti rassegne d’arte nazionali ed internazionali, è considerato oggi uno dei più grandi pittori figurativi italiani. Da segnalare, fra le oltre 200 esposizioni che ha tenuto in tutto il mondo, la sua partecipazione alla Biennale di Venezia (2011), l’invito ad Art Basel (2012) le mostre al Lu.C.C.A. e al PAN di Napoli, all’Expo di Milano e al Consolato Generale d’Italia a Coral Gables (Florida).

FEARLESS

Mostra personale di Pier Toffoletti
a cura di Riccardo Ferrucci
Chiesa di Santa Maria della Spina – Pisa
15 febbraio – 15 marzo 2020
Orari mostra: mercoledì e giovedì ore 11.00 – 13.00; venerdì, sabato e domenica ore 11.00 – 13.00 e  15.00 – 17.00. Lunedì e martedì chiusa.

Un mese con Galileo

Dal 15 febbraio al 15 marzo, una mostra al Museo della Grafica accompagna le celebrazioni per l’anniversario di nascita dello scienziato pisano.

Nell’ambito dei festeggiamenti per la Giornata Galileiana 2020, e per un mese intero, la mostra Immagini di Galileo presenta una selezione di rappresentazioni artistiche di Galileo Galilei che sottolineano quanto, nel tempo, il poliedrico pisano sia stato celebrato, anche, attraverso l’arte.

A cura di Federico Tognoni, la mostra resterà a Palazzo Lanfranchi dal 15 febbraio al 15 marzo, è visitabile gratuitamente e con orario continuato da lunedì a domenica, dalle 9 alle 20.

leggi l’articolo sulle celebrazioni per la Giornata Galileiana 2020

Immagini di Galileo

Pisa, Museo della Grafica – Palazzo Lanfranchi (Lungarno Galileo Galilei, 9)

15 febbraio – 15 marzo 2020

Orario: tutti i giorni 9 – 20 Ingresso gratuito

Tel.: (+39) 0502216060

www.museodellagrafica.sma.unipi.it

Aspettando l’arte contemporanea

Alla Chiesa della Spina torna l’arte contemporanea: con Waiting for Contemporary Illusions di Simone Lingua ci ricordiamo, finalmente, che quello sul lungarno Gambacorti è uno spazio che si presta alle installazioni contemporanee.

Dal 24 gennaio al 2 febbraio una mostra personale e la presentazione del progetto per la città di Pisa di Simone Lingua, a cura di Manuela Antonucci e Tiziana Tommei, in collaborazione con il Comune di Pisa.

Entrate nella Chiesa della Spina: dopo la meraviglia che colpisce tutte le volte che ci si imbatte nell’arte, in qualsiasi forma essa si presenti, realizzerete con sollievo che ci siamo ricordati quanto il suo volume compatto, le sue dimensioni contenute e le linee pulite dei suoi interni, si prestino ad accogliere installazioni di arte contemporanea. A fondersi e confondersi con loro, perché l’arte è. prima di tutto, dialogo.

E fino al 2 febbraio il gioiello gotico costruito sulla spalletta dell’Arno dialoga con l’arte di Simone Lingua, cuneese classe 1981 che vive, d’arte, ad Arezzo e che è convinto che il dialogo artistico possa far incontrare anche esperienze apparentemente molto distanti.

Alla Spina, la personale Waiting for Contemporary Illusions propone una selezione dei lavori dell’artista compresi tra il 2015 e il 2020, relativamente alla ricerca nell’ambito dell’arte cinetica e optical. Dalle opere di scultura in acciaio super mirror e in plexiglass, denominate rispettivamente Cilindro Cinetico (2015) e Cubo Cinetico (2016), all’installazione di Quadri Cinetici (2016) in plexiglass specchiato, fino alle più recenti Cupole Cinetiche (2018) in cui unisce effetti di op art alla cinetica, per concludere con le ultime inedite sperimentazioni plastiche ed esposte per la prima volta.

Ma il bello è che la mostra, spiega lo stesso artista, non è fine a se stessa, ma serve come trampolino, anche economico, per finanziare il progetto ideato da Lingua per la città di Pisa: l’idea è quella di realizzare una serie di interventi installativi su grande scala mediante l’applicazione di materiali riflettenti a rivestimento di porzioni dei monumenti storici più rappresentativi di Pisa, Firenze, Roma e Napoli; interventi riuniti sotto al titolo di Contemporary Illusions. Per la nostra città, è stato presentato il concept del progetto d’installazione artistica The Hole grazie al quale, con un’installazione all’esterno della chiesa, si riuscirà a catturare quello che è il naturale riflesso dell’acqua del fiume e che abbraccia, in un continuo movimento, l’immobilità ieratica dell’edificio.

Arte che finanzia l’arte, che ci regala se stessa suggerendo la possibilità di partecipare attivamente al processo creativo (esiste un catalogo delle opere attraverso le quali finanziarlo fattivamente).

Arte che dialoga con chi la guarda e con l’arte che l’ha preceduta nel tempo e nello spazio. E’ proprio vero: l’arte è, prima di tutto, dialogo.

Il paesaggio tra Arcadia e Apocalisse

Al Palp di Pontedera una mostra ci porta dall’Arcadia all’Apocalisse, attraverso il paesaggio, ripercorrendo gli ultimi 150 anni tra pittura, fotografia, video e installazioni.

Un quadro è, anche, un documento. Quindi, oltre a valutarne la tecnica e apprezzarne la capacitò di suscitare emozioni, oltre insomma al trattarlo come oggetto artistico, può essere considerato uno strumento ed utilizzato come tale. Senza niente togliere dunque al suo valore artistico, può parlarci del tempo in cui è stato realizzato, della società e della cultura nelle quali è nato e può aiutarci a ricostruire un aspetto particolare di quella cultura, di quella società, di quell’ambiente. Ed è questo l’intento della mostra Arcadia e Apocalisse. Paesaggi italiani in 150 anni di arte, fotografia, video e installazioni: indagare il modo in cui il paesaggio è stato percepito e rappresentato artisticamente dal 1850 fino ai giorni nostri. Attraverso i cambiamenti che ha subito e quelli che hanno modificato l’estetica e i codici rappresentativi, l’esposizione, al PALP, Palazzo Pretorio Pontedera fino al 26 aprile 2020 tenta anche di sensibilizzare la coscienza del visitatore sul tema del degrado ambientale.

Ideata e curata da Daniela Fonti e Filippo Bacci di Capaci e promossa dalla Fondazione per la Cultura Pontedera, dal Comune di Pontedera, dalla Fondazione Pisa, con il patrocinio e il contributo della Regione Toscana, la mostra è un lungo racconto fatto di opere pittoriche, ma anche scultoree, di arti decorative, fotografie e nuovi media, che indagano quello che è stato e che è il pensiero creativo intorno al paesaggio. Questo genere pittorico ereditato dal Settecento come rispecchiamento della natura nell’arte, in antitesi alla pittura mitologica e di storia, che si libera dai suoi stereotipi cambiando i propri significati e codici rappresentativi e riflette le radicali trasformazioni della cultura artistica italiana e della società nel suo complesso.
Le diverse sezioni dell’esposizione ci conducono nei sentimenti e nelle riflessioni che il paesaggio ha ispirato negli autori nelle diverse epoche come documenti che, appunto, di quelle epoche ci parlano.

Dal paesaggio del Grand Tour alle devastazioni delle guerre, agli sconvolgimenti legati all’epoca della ricostruzione postbellica, al definitivo tramonto del mito post-romantico e alla  sua sostituzione con azioni di trasformazione così invasive e devastanti da far presagire una imminente Apocalisse; dal Romanticismo al Futurismo, dalle ideologie a servizio del potere all’arte astratta fino ai giorni nostri.

PALP Palazzo Pretorio Pontedera Piazza Curtatone e Montanara, Pontedera (PI)
da martedì a venerdì 10-19, sabato, domenica e festivi 10-20, lunedì chiuso
http://www.palp-pontedera.it

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