Un po’ di Dante a Pisa

Via Contessa Matilde: Tre giardini pubblici a ridosso delle Mura di via Contessa Matilde sono stati intitolati a altrettanti personaggi della Divina Commedia, a memoria dell’indissolubile legame con la storia della nostra città.

Pier delle Vigne, Arrigo VII e Federico II di Svevia: tre personaggi della Divina Commedia che ricordiamo quasi tutti, ma anche da questi giorni, tre giardini pubblici pisani, lungo le mura in via Contessa Matilde. Il primo, dedicato a Pier delle Vigne, nelle vicinanze di Largo Cocco Griffi; il secondo, intitolato ad Arrigo VII, all’altezza dell’incrocio con via Piave; l’ultimo, dedicato a Federico II di Svevia, nei pressi della Porta di San Ranierino. 

“Pier delle Vigne, Arrigo VII e Federico II di Svevia – ha dichiarato il vicesindaco Raffaella Bonsangue – sono tre personaggi citati da Dante nella Divina Commedia e indissolubilmente legati alla storia nostra città. Abbiamo deciso cogliere l’occasione del 700° anniversario dalla morte del Sommo Poeta per intitolare queste tre aree a ridosso delle Mura urbane a queste tre figure che, comunque, avrebbero meritato questo riconoscimento. Ci auguriamo che questa iniziativa possa essere apprezzata da tutti i cittadini pisani e da tutti coloro che avranno modo di ammirare le bellezze della nostra città”.

“Come non pensare, quindi, a Pier delle Vigne, giurista, uomo politico, letterato, considerato uno dei massimi esponenti della prosa latina medioevale – ha proseguito Bonsangue – portato in prigionia a Pisa e sepolto nel quartiere di Chinzica, “soccorso, morì nell’ospedaletto di Sant’Andrea in Barattolaia e fu sepolto nella chiesa attigua”.  Ricoprì importanti incarichi alla corte di Federico II, custode dei sigilli dell’Impero,“io sono colui che tenni ambo le chiavi del Cor di Federigo…”. Pier delle Vigne è citato nella Divina Commedia, precisamente nel XIII canto dell’Inferno, nella selva dei suicidi”. 

“Non poteva mancare il doveroso riconoscimento ad Arrigo VII, Enrico VII di Lussemburgo, Imperatore del Sacro Romano Impero, sepolto in una tomba monumentale all’interno della Cattedrale di Pisa.  L’”Alto Arrigo ch’a drizzare Italia”, non aveva ancora 40 anni quando giunse in Italia per tentare di unificarla sotto l’egida del Sacro Romano Impero, ma il suo intento fallì, ponendo definitivamente fine al sogno di un’Italia pacificata e unita, che tanto aveva fatto sognare Dante Alighieri. All’interno del sarcofago, realizzato da Tino da Camaino, sono stati ritrovati la corona imperiale, lo scettro e il globo, tutti oggetti realizzati in argento dorato, oggi conservati all’interno del Museo dell’Opera del Duomo. Oltre al tesoro è stato rinvenuto quello che, oggi, per dimensioni è il tessuto più importante del Medioevo: un “telo” di tre metri per 120 centimetri in seta con fasce rosa-azzurre e con il disegno di due leoni affrontanti che avvolgeva il corpo dell’imperatore. Nella Divina Commedia, il poeta assegna all’Imperatore un seggio nel Paradiso e lo cita varie volte con parole di ammirazione”. 

“Infine, ma indubbiamente non da ultimo – conclude Bonsangue – abbiamo ricordato Federico II di Svevia, Imperatore del Sacro Romano Impero all’età di 26 anni, chiamato “Stupor Mundi”, grande mecenate, fautore del progresso scientifico, molto legato alla storia di Pisa; nel 1223, l’imperatore assistette ad un singolare torneo tra i più insigni matematici dell’epoca, il cui vincitore risultò Leonardo Pisano, noto con il nome di Fibonacci; nei pressi del parco oggetto di intitolazione all’Imperatore, vi è una iscrizione, di difficilissima lettura, incisa sull’architrave della porta detta di Santo Stefano, che secondo l’archeologo Federico Andreazzoli, essendo datata nel 1240, starebbe a significare l’inserimento dell’opera nel contesto degli interventi volti a completare la cinta muraria effettuati negli anni quaranta del duecento, come prova dello speciale interesse dell’Imperatore Federico II per la città dell’Arno, considerato altresì il suo ruolo strategico sullo scacchiere tirrenico. Nella Divina Commedia, Dante pone l’Imperatore nell’Inferno, Canto X”.

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Giardini pubblici Emanuele Scieri

Il Comune di Pisa intitola i giardini pubblici di via di Gello, a poca distanza dalla caserma Gamerra, a Emanuele Scieri: un modo per ricordare il giovane militare scomparso tragicamente a Pisa

Il Comune di Pisa intitolerà i giardini pubblici di via di Gello a Porta a Lucca a Emanuele Scieri. Lo ha deciso giovedì la Giunta comunale, approvando una proposta del vicesindaco Raffella Bonsangue, presentata per omaggiare il ricordo del giovane paracadutista morto proprio a poca distanza da quei giardini nel 1999, all’interno della caserma Gamerra di via di Gello.

“La proposta di intitolare una strada ad Emanuele Scieri, allievo paracadutista della Folgore che non meritava una morte così assurda proprio nella nostra città, ci è sembrata un atto dovuto – spiega il vicesindaco Raffaella Bonsangue -. Emanuele aveva lasciato la sua terra e la sua famiglia, dopo aver brillantemente concluso gli studi di Giurisprudenza alla facoltà di Catania, per unirsi al fiore all’occhiello delle nostre Forze Armate, il corpo dei paracadutisti della Folgore. Prescindendo dall’attività in corso da parte della magistratura, l’intitolazione di una strada a Emanuele Scieri è una cosa a parte rispetto al processo ed al suo finale: è un gesto che andava fatto da tempo, per far sentire Pisa vicina alla tragedia che si è consumata all’interno della caserma cittadina. Proprio in considerazione del forte legame che il centro di addestramento della Folgore ha con la città, quanto è successo rimane una ferita aperta da vent’anni: un tempo lunghissimo in cui la città si è interrogata, più volte, a vari livelli, su quella tragedia. La scuola di paracadutismo che forma questi giovani, ha sempre avuto uno stretto rapporto con la nostra comunità cittadina che ne vanta la presenza e l’integrazione con ufficiali, sottufficiali e loro famiglie ed è proprio per questo motivo, a prescindere dalle vicende giudiziarie che ci auguriamo facciano chiarezza una volta per tutte sulla morte di Emanuele Scieri, che il Sindaco e la Giunta, su sollecitazione dei  consiglieri di maggioranza, hanno ritenuto doveroso intitolare uno spazio pubblico della nostra città a questo giovane militare scomparso prematuramente in maniera tragica.”  

Emanuele Scieri, lo ricordiamo, nato a Cuneo il 31 agosto 1972, si era laureato in giurisprudenza a Catania il 6 novembre 1998 e svolgeva con passione e diligenza la pratica forense, promettendo ottimi risultati. Nel 1999 fu chiamato a svolgere il servizio di leva: il 21 luglio ha iniziato a frequentare il centro addestramento reclute (CAR) in servizio di leva a Firenze, presso la caserma Lupi di Toscana, 78°reggimento. Successivamente il 13 agosto dello stesso anno, terminata la fase di addestramento, Scieri, insieme ad altri allievi paracadutisti, venne trasferito al centro di addestramento della Folgore di Pisa, presso la caserma Gamerra, dove arrivò in tarda mattinata. Quel giorno stesso Scieri trovò la morte all’interno della caserma in circostanze che ancora oggi non hanno trovato una risposta definitiva a livello giudiziario.

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