9. La Torre de Cantone, Gaetani o della Verga d’oro

Tra via Santa Maria e via San Nicola, collegata da un arco con il Palazzo delle Vedove e, tramite un altro arco, alla chiesa di San Nicola, c’è la torre dalla quale Galileo mostrò il cannocchiale al Granduca. Ma per vederla bene senza farsi venire il torcicollo, bisogna andare di là d’Arno.

Pisa non è solo la Torre: i pisani lo sanno e non si stancano di ripeterlo a chi troppo facilmente identifica le due cose. E allora forse fare un giro tra le tante torri e campanili pisani è un modo per scoprire le tante sfaccettature della nostra città.

La costruzione risale al XII secolo quando, sulla pianta rettangolare, sopra al loggiato del piano terra, si innalzavano almeno cinque solai. Il nome “de Cantone”, attestato dal 1241, deriva dalla posizione sul canto della chiesa di San Nicola. In precedenza era nota come Domus dei Dodi con una bottega di generi alimentari. Il nome della Verga d’Oro le venne dato a partire dall’Ottocento per via di un’altra struttura non più esistente che si trovava sull’angolo sud-est di via Santa Maria, mentre è probabile che sia stato da qui che Galileo Galilei abbia mostrato al Granduca di Toscana le prime scoperte fatte con la sua invenzione, il cannocchiale.

Nella parte inferiore sono ancora chiaramente visibili gli archi di scarico alla base dell’architettura della torre, due sul lato lungo e uno su quello corto, con arco a sesto acuto e aperture oggi tamponate. Più in alto si nota un portalino, pure tamponato da mattoni, sotto il quale una fila stretta di buche pontaie fa pensare che si aprisse un ballatoio esterno in legno. Al quinto piano una merlatura ancora visibile fa pensare a uno spazio aperto.

In seguito la torre venne alzata di altri due solai con una loggia adibita probabilmente a magazzino ed una copertura a doppio spiovente coperta con lastre di scisto.

A noi, per ammirarla, non resta che spingerci a Mezzogiorno.

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8. La torre del Palazzo pretorio

Proprio nei giorni in cui si approva il rifacimento della facciata del palazzo che dice ai Pisani che ore sono, fermiamoci a guardare la torre di Palazzo Pretorio, che si affaccia sul lungarno e sul Ponte di Mezzo.

Pisa non è solo la Torre: i pisani lo sanno e non si stancano di ripeterlo a chi troppo facilmente identifica le due cose. E allora forse fare un giro tra le tante torri e campanili pisani è un modo per scoprire le tante sfaccettature della nostra città.

I lavori che rimetteranno a nuovo il Palazzo Pretorio rientrano tra quelli preventivati per il 2021: in effetti oltre alle tante scritte e addirittura incisioni, l’intonaco è in tanti punti abbastanza mal messo e l’intera facciata coperta dei residui del traffico che gli scorre ogni giorno davanti.

La torre con l’orologio è stata modificata nel 1953, nell’ambito dei lavori di ricostruzione dopo i bombardamenti del 1944. Già sede dell’Auditore di Governo e della Cancelleria Civile e Criminale, oltre che all’Accademia di Belle Arti, il palazzo era il risultato dell’accorpamento di diversi corpi di fabbrica medievali. Dal 1785 fu destinato a ospitare parzialmente anche le carceri cittadine. Nell’ultimo trentennio del Settecento, il suo rifacimento fu oggetto di discussione tra chi voleva conservarne l’aspetto medievale e chi, invece, voleva modificarlo: non se ne fece di nulla e in quell’occasione venne sopraelevata solo l’antica torre della Giustizia per farne la Torre dell’Orologio.

Solo nel 1821 venne approvato dal Granduca il progetto dell’architetto pisano Alessandro Gherardesca, per il completo riassetto del palazzo e l’uniformazione con il volto che progressivamente avevano assunto i Lungarni. Il terremoto del 14 agosto 1846 danneggiò la Torre dell’Orologio e, dopo un’iniziale proposta che consigliava la demolizione e ricostruzione della parte pericolante, Gherardesca ripiegò su un restauro conservativo in considerazione della “opinione favorevole anche in senso decorativo che i Pisani hanno per questa Torre”.

E che ne hanno ancora.

La torre, le torri .7 campanile dei santi Vito e Ranieri

Persa in un fronte continuo di edifici sul lungarno Simonelli, la facciata della chiesa non si nota: i pisani la conoscono perché secondo la tradizione il nostro patrono Ranieri morì qui, nel convento benedettino che l’affiancava, nel 1160. Per notare il campanile, sormontato dalla sua cupoletta e costruito solo nel 1787, bisogna andare dall’altra parte del fiume.

Ma ne vale la pena: forse non per il campanile in sé (ci perdoni il costruttore), ma per scoprire qualcosa di nuovo anche se antico.

Pisa non è solo la Torre: i pisani lo sanno e non si stancano di ripeterlo a chi troppo facilmente identifica le due cose. E allora forse fare un giro tra le tante torri e campanili pisani è un modo per scoprire le tante sfaccettature della nostra città.

LA TORRE, LE TORRI 6. Il campanile di Santo Stefano

Tutti guardano la piazza, quella dei Cavalieri, ma, come spesso capita davanti a tanta bellezza, a tanti sfuggono alcuni particolari. Il campanile della Chiesa di Santo Stefano dei Cavalieri è una sorpresa che sbuca dai tetti delle strade che portano alla piazza e preannuncia la tanta bellezza che sta per mostrarsi ai nostri occhi.

Pisa non è solo la Torre: i pisani lo sanno e non si stancano di ripeterlo a chi troppo facilmente identifica le due cose. E allora forse fare un giro tra le tante torri e campanili pisani è un modo per scoprire le tante sfaccettature della nostra città.

La torre, le torri 5. Campanile di San Benedetto

A pochi passi dalla più famosa San Paolo a Ripa D’Arno e per questo misconosciuta, la chiesa di San Benedetto e il suo campanile guardano la piazza, l’Arno e chi li sa guardare.

Succede sempre quando c’è qualcosa di piccolo, di minore, per qualsiasi motivo, vicino a qualcosa di grande, famoso, bello, bellissimo: lo sguardo viene catturato dall’eccellenza, dalla meraviglia per ciò che brilla tralasciando ciò che è anche solo un po’ meno eccezionale.

Succede anche per la chiesa di San Benedetto, sull’angolo di piazza San Paolo a Ripa d’Arno, proprio dalla parte del fiume, da cui prende il nome la struttura delle Benedettine, appunto, già monastero femminile. Eppure, la chiesa del XVII secolo, rifacimento di una trecentesca, e il suo campanile, ottocentesco e rifatto dopo la seconda guerra mondiale che l’aveva danneggiato, sono lì. E, insomma, si lasciano guardare.

E noi li guardiamo.

La torre, le torri 4. La torre guelfa

Nel complesso della Cittadella, 18 metri dalla cima dei quali si gode una vista inusuale della città. Inusuale soprattutto perché difficilmente è possibile salirci.

Lì dove dai secoli precedenti, quelli dei fiorire della Repubblica Pisana, c’erano arsenali per l’attracco, il varo, la manutenzione delle imbarcazioni; lì dove nel Quattrocento la città, ormai invece sotto il dominio fiorentino, convertì quegli arsenali in fortezza; lì dove la Porta Degazia era stata l’accesso occidentale della città e dove la nuova fortificazione sarebbe stata chiamata Cittadella Vecchia, per distinguerla dalla nuova, al Giardino Scotto; lì, in opposizione ad una preesistente Torre Ghibellina, nel Quattrocento veniva edificata la nostra Torre Guelfa.

Saliteci se vi capita: è un’esperienza.

La torre, le torri 3. La torre di Sant’Agnese

Inglobate nelle Mura pisane, ma spesso dimenticate, ci sono torri testimoni di tempi lontani.

C’era una chiesa, intitolata a Sant’Agnese, appunto; c’era una porta, detta dei Lecci, che non c’è più, a custodia della quale è nata la torre. Resta solo lei, la torre di Sant’Agnese, nel tratto di mura inglobato nell’area Vecchi Macelli, la Cittadella Galileiana. Costruita nel XIV secolo e oggi visibile anche dal cancello delle Manifatture digitali: l’avete mai notata?

La torre, le torri – 2. Il campanile di San Sepolcro

Il campanile firmato da Diotisalvi, o almeno così dice l’iscrizione.

La chiesa di San Sepolcro è attestata dal 1138: la rende particolare la pianta centrale, a base ottagonale, che ricorda quello del Sepolcro di Gerusalemme. Alla base del campanile, ben visibile dalla piazza, una lapide attribuirebbe la costruzione a Diotisalvi, il maestro che ha progettato il Battistero. Sarà vero?

La torre, le torri – 1. La torre del Campano

Una delle torri medievali meglio conservate, pare.

Alta e stretta, a pianta rettangolare, con in cima la cella campanaria che le dà il nome. Tanti piani costruiti in tempi diversi, e si vede, e monofore tamponate o sostituite da finestre moderne. Ce lo raccontavano anche i nonni: il rintocco della campana scandiva le ore della giornata di studio dell’Università, lì vicino, e un’insegna ricorda che sulla campana stessa il granduca Pietro Leopoldo aveva fatto incidere Audite disciplinam et estote sapientes. Un orologio e un monito: l’avranno ascoltata?

Pisa, la torre, le torri

Pisa non è solo la Torre: i pisani lo sanno e non si stancano di ripeterlo a chi troppo facilmente identifica le due cose. E allora forse fare un giro tra le tante torri e campanili pisani è un modo per scoprire le tante sfaccettature della nostra città.

Un particolare di San Nicola salva Pisa dalla peste, il dipinto del XV secolo conservato nella Chiesa di San Nicola, ci racconta una Pisa tutta fatta di torri: accanto alla più nota, se ne contano tantissime su entrambe le sponde del fiume.

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