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De chirico di sera

Con le aperture serali Palazzo Blu ci dà la possibilità di ammirare la mostra di De Chirico fino a mezzanotte il venerdì e il sabato: perché anche l’arte può farci compagnia nelle serate estive (e renderci almeno un po’ di quel tempo in cui la mostra è stata inaccessibile).

Cosa facciamo venerdì sera? E sabato? A lungo chiusi in casa, ora siamo felici di tornare a farci domande di questo tipo. E a lungo chiuse nelle sale di Palazzo Blu, le opere della mostra su De Chirico, sono rimaste private del loro senso: essere ammirate. Dal 9 luglio la mostra De Chirico e la Metafisica a Palazzo Blu apre in via straordinaria fino alla mezzanotte nei giorni di venerdì e di sabato, per di più con un biglietto ridotto per chi entra dopo le 19.

Cosa facciamo venerdì o sabato sera? Un gelato, certo, una birra, sempre, e tanta tanta arte.

La mostra ‘De Chirico e la Metafisica’, curata da Saretto Cincinelli e Lorenzo Canova, racconta l’opera del Pictor optimus in un lungo viaggio attraverso immagini e parole. Uno degli elementi principali del progetto è la scoperta della collezione personale dell’artista, i “de Chirico di de Chirico”che sono il fulcro del progetto espositivo, composto da un grande numero di opere provenienti da La Galleria Nazionale di Roma – donate nel 1987 dalla moglie del pittore, Isabella – e dalla Fondazione Giorgio e Isa de Chirico. Una mostra che permette di conoscere de Chirico grazie a una serie di disvelamenti che aprono il sipario sui suoi enigmi, che hanno lasciato tracce profonde lungo l’arco del Novecento e che ancora oggi ispirano le nuove generazioni di artisti. La mostra è organizzata da MondoMostre, con il supporto di Fondazione Pisa e grazie alla importante e generosa collaborazione dei prestatori, tra questi le più prestigiose istituzioni nazionali d’arte moderna, quali la Pinacoteca di Brera e il Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto (MART), la Fondazione Giorgio e Isa de Chirico e de La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma.  

palazzoblu.it dechiricopisa.it 

Ufficio stampa Fondazione Pisa : Susanna Bagnoli  bagnoli@fondazionepisa.it 

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Lo scrigno pisano

Una mostra a Palazzo Lanfranchi svela una serie di veri e propri tesori d’arte conservati nelle collezioni pisane: fino al 27 febbraio 2022 Lo scrigno svelato ci racconta la Pisa che è stata attraverso le persone, le cose, la storia.

S’intitola Lo scrigno svelato. Tesori d’arte dalle collezioni pisane la mostra ospitata a Palazzo Lanfranchi fino al 27 febbraio del prossimo anno. Un titolo che sembra vago e che invece si riferisce tanto alle opere effettivamente in mostra quanto al contenitore, il palazzo stesso che ce le presenta nelle sue sale che valgono, da sole, una visita.

In queste sale, una serie di opere, inedite o particolarmente rare e preziose, legate alla città, alla sua storia, ai suoi monumenti e ai suoi protagonisti.

Dipinti, sculture, disegni, stampe, libri, manoscritti e costumi, selezionati e composti dal curatore Alessandro Tosi, provenienti dai più importanti musei e biblioteche pubbliche e da molte collezioni private, sono esposti in un suggestivo percorso che nelle sale del Palazzo Lanfranchi ricompone, attraverso i secoli, il racconto di una città e di alcune delle sue più belle e significative testimonianze artistiche.

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Dante dal vivo

E se a guidarci alla mostra Inferno. Bestiario dantesco fosse proprio Dante in persona? Il Museo di Storia Naturale di Calci organizza per il 10 luglio visite guidate teatralizzate in collaborazione con City Grand Tour.

Alla scoperta dei riferimenti danteschi all’interno del Museo di Storia Naturale: il Sommo Poeta in persona ci accompagnerà in un viaggio ancor più emozionante perché raccontato in prima persona.

Data: sabato 10 luglio
Orario: primo turno ore 10, secondo turno ore 11, terzo turno ore 12.Le visite hanno la durata di circa 45 minuti.
Numero massimo di partecipanti: 12 persone a turno.
La prenotazione (al 348 4352485) è obbligatoria entro il giorno precedente alla visita.

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Se l’arte è attesa

Dissacratoria, universale, inconsolabile: l’arte di Romano Masoni in mostra al Museo di Storia Naturale di Calci con Stellemiti: installazioni, dipinti e incisioni dell’artista toscano saranno esposti dal 2 luglio al 5 settembre all’interno della Galleria dei Cetacei.

“Un ragionamento su se stesso, con la consueta forza dissacratoria, che ha i caratteri di indubbia universalità.” Con queste parole Luigi Sirota presenta l’artista toscano, ricordando anche l’intervista di Alberto Pozzolini di qualche anno fa: “Heinrich Böll, un giorno, propose di definire l’arte con tre semplici aggettivi, due dei quali a me sembrano piani e semplici, prevedibili, il terzo, invece, una scudisciata inaspettata. L’arte, per Böll, è libera (frei), ordinata (geordnet) e inconsolabile (untröstlich). Me ne sono ricordato quella sera del 2009 quando a San Miniato Masoni fu premiato insieme ai due più illustri concittadini, i registi cinematografici Paolo e Vittorio Taviani. In mezzo ai due registi, ho capito gli aggettivi di Böll, ho capito che i Taviani sono rei (liberi) e geordnet (ordinati) e che il mio Romano è untröstlich (inconsolabile)”.

Ilario Luperini, nel suo testo a corredo del catalogo della mostra, racconta la ricerca di Masoni come “una ricerca motivata solo da interessi creativi che si sviluppa tra rabbie esistenziali ed esili fili di malinconia, preceduta da lunghe meditazioni intorno all’uomo, e al suo attuale svilimento.”

Lo stesso Romano Masoni, infine, ce ne offre la chiave interpretativa: “Stellemiti – dice – nasce così. Nasce sul sopra e sul sotto. Non sono capace di salire né più in alto né più in basso. Tutto il resto mi sembra muto. Come vedi mi fermo a un mucchio di ossa e di carcasse e ugualmente mi sento inghiottito in un abisso che trovo irragionevole e mi spaventa. Insomma, caro Ilario, qui si viaggia sopra i morti, che poi vuol dire camminare e abitare tempi e memoria. Mi sento come quel motociclista all’inizio, viaggiatore cieco e mascherato che conosce i ponti e le muraglie e comprende gli inciampi e i segni della terra. Ho cominciato la storia con lui e le sue cartografie e ho chiuso con la carcassa di un Batrace in movimento (un rospo) che si ferma dopo una lunga marcia e aspetta. Come aspetto io”.

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Sui passi di Dante

Una mostra al Museo di Storia Naturale di Calci è l’occasione per ripercorrere i luoghi del viaggio di Dante nell’aldilà: dal 25 giugno al 31 gennaio 2022, creature mitologiche e personaggi storici popoleranno questo Bestiario dell’inferno dantesco.

Anche il Museo di Storia Naturale di Calci fa la propria parte nel celebrare i settecento anni dalla morte del Sommo Poeta e propone un’esposizione temporanea per farci conoscere alcune delle figure che Dante incontra lunga la sua discesa negli inferi. La mostra Inferno. Bestiario dantesco, visitabile dal 25 giugno 2021 al 31 gennaio 2022, allestita nei locali più antichi della Certosa, è curata dalla Naturaliter con la collaborazione del Museo e si inserisce nel ricco e variegato programma diffuso in tutta la regione Toscana.
In occasione dell’apertura, venerdì 25 giugno, , per l’intera giornata, l’ingresso alla mostra e a tutto il Museo sarà gratuito e ci sarà una piccola sorpresa riservata ai visitatori. Bisogna comunque registrarsi online al link: https://www.msn.unipi.it/it/prenota-online/.
Ricordare, rileggere, ma anche scoprire e approfondire alcuni aspetti della Commedia significa ricordare che la grande eredità che questo capolavoro ci ha lasciato non è solo linguistica.

Ripercorrendo idealmente alcune tappe del viaggio ultraterreno di Dante e Virgilio nei gironi dell’Inferno, si incontra Caronte, traghettatore delle anime nell’Ade, ma anche le Furie, le Arpie, creature mitologiche, animali dei bestiari medievali e personaggi storici come Ugolino della Gherardesca, Farinata degli Uberti, Paolo e Francesca.
Il percorso espositivo, costituito principalmente dal susseguirsi di scene ricostruite in dimensioni reali, è reso suggestivo da curate scenografie immersive, illuminazioni soffuse e suoni di sottofondo, e arricchito da videoproiezioni, tra cui quella di un attore che personifica Dante Alighieri e che, raccontando le scene in prima persona, guida i visitatori nel loro viaggio nell’oltretomba.
A corredo dell’esposizione sono presentate le edizioni originali della Divina Commedia illustrate da Gustave Dorè (dalle quali la mostra ha tratto ispirazione per la ricostruzione tridimensionale delle scene) e proiettati alcuni momenti di backstage.
Inoltre, per tutta la durata della mostra, il Museo propone una serie di attività e approfondimenti, dedicati ad adulti e bambini, come visite guidate, esperienze didattiche, passeggiate e incontri con Dante, che saranno di volta in volta comunicati attraverso i canali ufficiali del Museo.

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I capricci della Spina

Inaugurata nella chiesa di Santa Maria della Spina la mostra I Capricci di Antonio Cagianelli: fino al 25 giugno il contenitore antico torna ad ospitare l’arte contemporanea mettendo in risalto la bellezze dell’uno e dell’altra, tra guglie e teschi.

Allentamento delle misure restrittive vuol dire, anche, poter tornare ad allestire, e a visitare, mostre: lo sappiamo da un po’, ma siamo stati così a lungo senza poterlo fare che è bello ripeterlo.

Prosegue dunque il programma di personali alla chiesa di Santa Maria della Spina sul Lungarno Gambacorti con l’inaugurazione della mostra dell’artista pisano ma noto a livello internazionale Antonio Cagianelli intitolata I Capricci che resterà aperta fino al 25 giugno dalle 11 alle 13 e dalle 17 alle19.

Alla Spina, opere molto forti e di grande impatto estetico e emozionale che si esaltano nel contrasto con l’architettura gotica della chiesa ormai da anni eletta a scrigno di installazioni ed esposizioni di arte contemporanea.

Scheda della mostra

Dopo le “Vanitas”, i “Capricci”, dopo i graffiti e i tatuaggi, i geroglifici e le sfingi, dopo le sfere, le piramidi; si può così sintetizzare il nuovo programma di sviluppo espressivo di Antonio Cagianelli, che, come lo ha definito Pierre Restany è “un poeta che ha scelto di esprimersi in forma tridimensionale”. La sua poetica di designer attento alla metamorfosi continua della realtà si riversa nelle sue creazioni tridimensionali sotto forma di mobili, altre volte gioielli, complementi di arredo, accessori di moda e oggi, per la prima volta, anche la fotografia. È un discorso quello di Cagianelli che non parla di design o habitat in senso tradizionale, ma di una personale visione del mondo che le sue creazioni sono di volta in volta invitate a rappresentare. Una visione del mondo in cui il passato e il futuro sono in diretta comunicazione, dando origine a opere in cui convivono e si mescolano in modo analogico e medianico influssi provenienti da mondi arcaici, elementi esoterici con i segni della metropoli contemporanea; il tutto espresso attraverso un linguaggio pop e surreale. Si passa così dalle sue sedute “Transvital” a forma di teschio, che sono da considerarsi come delle vere e proprie vanitas tridimensionali, alle nuove sedute “Sfinge”, che irrompono inesorabili nel nuovo paesaggio creativo dell’artista con il loro messaggio carico di mistero e di punti di domanda aperti sul nostro futuro. In un mondo che non ha più risposte ai nostri interrogativi Cagianelli nelle sue ultime grafiche (serigrafie su laminati plastici di grande formato) sceglie di alludere al genere pittorico dei Capricci, basato appunto su nostalgiche e fantasiose composizioni di elementi del passato, per ritrovare un senso e una forza che possano aiutarci a sopravvivere all’apocalisse del mondo contemporaneo. Il metodo compositivo dei “Capricci” viene applicato anche al suo nuovissimo progetto fotografico, presentato al Fuorisalone 2020 con la sua galleria di riferimento milanese, la Galleria Colombari, e che rappresenta un ulteriore passo in avanti del suo lavoro di grafica che è alla base anche di tanti mobili e tessuti realizzati in precedenza. L ‘esperienza dei “Capricci” fotografici è nata durante il periodo dell’emergenza sanitaria da una riflessione fisicamente statica, ma intellettualmente molto dinamica.  In questo corpus di opere fotografiche Cagianelli, con i suoi accostamenti shock, veri e propri ossimori visivi, crea un dialogo inaspettato tra culture, linguaggi e segni di antiche civiltà, nonché esperienze pop-rock del suo repertorio di artista-designer, la Street Art e l’arte psichedelica. La parola “contaminazioni”, in questo momento drammatico, in cui abbiamo vissuto nell’isolamento e giustamente nella paura di essere contaminati, è da intendersi, per Cagianelli, con un’accezione positiva di interculturalità e di dialogo tra linguaggi e ambiti artistici diversi.

In una visione in cui il tempo acquista una dimensione sincronica, di memoria junghiana, l’artista dà vita alle sue composizioni fotografiche ispirate all’antico Egitto attraverso persone appartenenti alla quotidianità delle sue relazioni, i cui lineamenti, particolarmente evocativi, sono vicini alle sue libere fantasie su elementi dell’arte antica. Ai geroglifici si sovrappongono i graffiti della Street Art, agli inconfondibili profili di alcune statue etrusche i profili di giovani donne di oggi in cui sopravvive una memoria di tratti che ci riportano a un lontanissimo passato, seguendo una spirale e un vortice temporale in continua evoluzione, che ricorda esperimenti grafici dei fotocollages dadaisti e della cultura psichedelica degli anni ‘70. 

I suoi ultimissimi lavori fotografici sul tema della mummia in particolare, a metà strada tra citazioni di icone del mondo antico e riferimenti al genere horror, sono una nuova espressione cult dell’universo di Cagianelli, provocatorio, eclettico e surreale

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Tra Caravaggio e Gentileschi

Una mostra al Palazzo dell’Opera del Duomo presenta il percorso dell’artista pisano Orazio Riminaldi, l’allievo di Gentileschi folgorato da Caravaggio che ha il suo capolavoro proprio sulla cupola del duomo pisano.

Fino al 5 settembre sarà possibile visitare la mostra Un maestro pisano tra Caravaggio e Gentileschi allestita al Palazzo dell’Opera del Duomo e concluderla con la visita della Cattedrale che custodisce il capolavoro dell’artista al centro dell’esposizione. L’idea per la mostra dedicata a Orazio Riminaldi nasce proprio dal recente restauro dei dipinti della cupola della cattedrale pisana, realizzati da Riminaldi tra il 1627 ed il 1630. Un’opera monumentale, dipinta ad olio, non ad affresco come talvolta affermato, che raffigura l’Assunta portata in cielo dagli angeli. Una pittura che fino a quel momento non era possibile ammirare dal basso, a causa dello sporco che progressivamente si era accumulato sulle pareti nel corso dei decenni.

L’esposizione, a cura di Pierluigi Carofano e Riccardo Lattuada, mette in luce per la prima volta il percorso umano e artistico del maestro pisano Orazio Riminaldi (Pisa, 1593-1630), allievo del celebre Orazio Gentileschi, il padre di Artemisia, e affascinato in gioventù dalla bruciante novità della pittura di Caravaggio.

Giunto a Roma intorno al 1615, divenne accademico di San Luca, e fece parte della terza stagione dei maestri caravaggeschi. Fu capace di un linguaggio elegantissimo, vera e propria sintesi tra lo stile di Orazio Gentileschi e quello di Guido Reni. La breve vita (morì a 37 anni) non gli permise di sprigionare tutto il suo talento, ma fortunatamente proprio a Pisa si conserva il suo capolavoro, quello che gli ha dato fama imperitura: la cupola del duomo.

Orazio Riminaldi è presente in mostra con oltre venti opere e il suo percorso artistico è ricostruito a partire dalla sua formazione di gusto tipicamente toscano fino all’incontro con il naturalismo di marca caravaggesca, poi declinato verso un più maturo classicismo. Di Riminaldi sono esposti dipinti provenienti da prestigiose collezioni pubbliche, i modelli preparatori per la cupola, il Ritratto di Curzio Ceuli e l’Autoritratto.

All’interno del Palazzo dell’Opera del Duomo il percorso espositivo è scandito in nove sezioni che illustrano il contesto pisano nel quale si formò Orazio Riminaldi, poi quello romano (con opere di Guido Reni, Giovanni Baglione, Agostino Tassi), infine i suoi primi maestri, Ranieri Borghetti, Aurelio e Orazio Lomi Gentileschi.

Di Orazio Gentileschi è possibile ammirare la straordinaria Madonna col Bambino delle Gallerie Nazionali d’Arte Antica di Palazzo Corsini, un’opera che raramente viene concessa in prestito dal museo romano e la Giuditta con la testa di Oloferne e la fantesca della Collezione Lemme di Roma.

Esposte anche importanti opere di maestri a lui legati, quali la Santa Cecilia con l’organo portatile di Giuseppe Cesari detto il Cavalier d’Arpino, il San Pietro penitente di Guido Reni e la Santa Cecilia del Guercino, provenienti dalla Fondazione Sorgente Group.

Altre rarità presenti nelle prime sale della mostra sono il Sant’Andrea e il San Bartolomeo (Roma, Accademia di San Luca), frammenti di una grande pala d’altare del Bronzino in origine collocata nel Duomo di Pisa, ma dispersa in antico.

Le opere scelte sono numerose e merita ricordare tra le principali, Il Sacrificio di Isacco e il Martirio dei santi Nereo e Achilleo (Roma, Gallerie Nazionali Barberini  Corsini), il Caino e Abele (Firenze, Gallerie degli Uffizi), la Vestizione di santa Bona (Pisa, chiesa di San Martino), lo straordinario Ercole e Acheloo proveniente da Parigi (Galleria Giovanni Sarti).

A conclusione del percorso degli spazi espositivi è possibile visitare la cattedrale per ammirare la cupola dipinta da Riminaldi.

Curatori: Pierluigi Carofano, Riccardo Lattuada
Comitato scientifico: Franco Angiolini, Stefano Bruni, Veronica Baudo, Alberto Cottino, Marco Ciampolini, Gabriella Garzella, Daria Gastone, Franco Paliaga, Stefano Renzoni, Alessandro Tosi.
Didattica in mostra: Pierluigi Carofano, Tamara Cini

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Un piccolo passo verso la normalità

Da sabato 22 maggio a Palazzo Blu niente più prenotazione obbligatoria nei festivi: per chi lo preferisce, resta possibile prenotare il proprio ingresso, ma il decadere di questo obbligo è un piccolo significativo passo verso la normalità. E non dobbiamo sottovalutarlo.

C’è stato un tempo, sembra un secolo fa, in cui si poteva decidere di andare ad una mostra, di visitare un museo o un’esposizione senza prenotare in anticipo il biglietto: se in tanti avevano la stessa idea ci mettevano in fila, semplicemente, aspettando il proprio turno.

Ebbene, al di là del fatto che a lungo, molto a lungo, nessuna mostra e nessun museo sono stati visitabili, da questo fine settimana cade l’obbligo di prenotare la propria visita, reso necessario con le riaperture per fuggire qualsiasi rischio di assembramento. Sembra una cosa insignificante, ma non lo è.

In base alle nuove disposizioni introdotte dal DPCM 18 maggio 2021, n. 65, non è più obbligatoria la prenotazione per accedere al museo il sabato, la domenica e nei giorni festivi: già da sabato 22 maggio si può accedere al museo, come nei giorni feriali, acquistando i biglietti direttamente a Palazzo Blu, salvo esaurimento dei posti.   

Le mostre a Palazzo Blu sono De Chirico e la Metafisica, prorogata al 5 settembre, e la mostra grafica sull’Inferno di Dante disegnato da Tom Phillips, visitabile fino al 18 luglio.  

Il museo, con l’esposizione permanente, è aperto dal lunedì alla domenica, dalle 10 alle 20.

palazzoblu.it   

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De Chirico, c’è più tempo

Prorogata al 5 settembre la mostra De Chirico e la Metafisica a Palazzo Blu: l’esposizione antologica sull’artista delle metafisica e sulla corrente artistica che ha attraversato il Novecento rimedia alla lunga chiusura restando visitabile fino alla fine dell’estate.

Era stata inaugurata il 7 novembre 2020, anzi avrebbe dovuto, ma musei ed esposizioni furono chiusi proprio in quei giorni. Avrebbe dovuto chiudersi il 9 maggio, ma visto che è invece proprio da questi giorni che è di nuovo possibile visitarla, la chiusura è stata prorogata al prossimo 5 settembre.

La decisione di prolungare la mostra antologica De Chirico e la Metafisica, allestita nelle sale di Palazzo Blu è stata presa dagli organizzatori, Fondazione Pisa e MondoMostre, grazie alla importante e generosa collaborazione dei prestatori, tra i quali le più prestigiose istituzioni nazionali d’arte moderna, come la Pinacoteca di Brera e il Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto (MART), la Fondazione Giorgio e Isa de Chirico e de La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma.

In questo modo sarà possibile consentire a chi non ha ancora avuto modo di farlo a causa delle misure di sicurezza che hanno chiuso mostre e musei, di poter visitare la mostra, curata da Saretto Cincinelli e Lorenzo Canova, nel rispetto della massima sicurezza. Con oltre 80 capolavori del padre della Metafisica, Giorgio de Chirico, la mostra sarà aperta tutti i giorni dalle 10 alle 20, la prenotazione è obbligatoria nel weekend e nei giorni festivi, e va effettuata un giorno prima della visita. Dal lunedì al venerdì è possibile acquistare i biglietti anche in sede ma si consiglia comunque la prenotazione online per evitare attese.  

L’esposizione racconta l’opera del Pictor optimus in un lungo viaggio attraverso immagini e parole; una navigazione fatta di partenze e ritorni, che hanno lasciato tracce profonde lungo l’arco del Novecento e che ancora oggi ispirano le nuove generazioni di artisti. Una mostra che permette di conoscere de Chirico grazie a una serie di disvelamenti che   aprono il sipario sui suoi enigmi, consentendo l’accesso al suo labirintico proscenio. Uno degli elementi principali del progetto è la scoperta della collezione personale dell’artista, dei “de Chirico di de Chirico” che sono il fulcro di questa mostra, composta soprattutto da un grande numero di opere provenienti da La Galleria Nazionale di Roma – donate nel 1987 dalla moglie del pittore, Isabella – e dalla Fondazione Giorgio e Isa de Chirico. 

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Il tempo sospeso alla Spina

La riapertura al pubblico della Chiesa della Spina con l’inaugurazione della mostra il Tempo sospeso di Roberto Braida è un augurio per questa ripartenza, perché ci invogli a recuperare e ricostruire quanto possibile di questo strano tempo che abbiamo perduto, ma che possiamo recuperare.

Quando si inaugura c’è sempre un’emozione speciale, una bellezza palpabile che inonda gli spazi in cui la mostra è allestita, un senso di inizio, di rinascita. Ma questa volta, facile indovinare perché, questa sensazione è amplificata: la mostra Il tempo sospeso, inaugurata alla Chiesa della Spina e visitabile fino al 28 maggio ci regala tre opere di Roberto Braida che descrivono il periodo che abbiamo vissuto, e stiamo ancora vivendo; una riflessione sul passato per guardare avanti con fiducia e speranza.

“Le opere – spiega l’artista Roberto Braida – nascono in seguito al periodo estremamente pesante che abbiamo vissuto, con un fermo di molti mesi: il tempo sospeso a cui allude il titolo è quello che abbiamo perduto, che ci siamo lasciati alle spalle, ma anche quello che possiamo ritrovare, recuperare e assolutamente dobbiamo ricostruire, come una vecchia nave che deve ripartire. Il senso sta dunque in un messaggio di augurio rivolto a tutti, in particolare ai giovani e ai bambini che hanno perso molto”.

La mostra si compone di tre opere, “raffiguranti rispettivamente la serena luminosità dell’alba e la calda magia del tramonto. Il terzo dipinto, intitolato Compressione, muta radicalmente prospettiva. Prende vita un fascino drammatico attraverso una composizione che si scalda, che si spezza e si lacera, dove le inattese fratture sono metafora di quella compressione dell’anima, dell’agitamento dello stato d’animo causato dal particolare periodo storico che siamo costretti a vivere”.

Sperando che la mostra, visitabile fino al 28 maggio, dal mercoledì alla domenica, dalle 14 alle 18.30, possa essere goduta da pisani e turisti e accompagni la sospirata ripartenza che da tanto aspettiamo

“È questo l’ennesimo tentativo di ripartenza e speriamo che questa sia la volta buona – dice l’assessore alla cultura Pierpaolo Magnani –, mi auguro che questa mostra, a differenza delle precedenti sospese a causa dell’introduzioni delle varie restrizioni, possa essere vissuta dai cittadini e dai turisti quando torneranno in città. Questa esposizione di Roberto Braida rappresenta in modo profondo questo tempo che stiamo vivendo, grazie a un trittico che racconta in maniera molto intensa l’idea di quello che è stato l’arrivo di questa bufera che ci ha travolti tutti”.

L’artista Roberto Braida nasce a La Spezia nel 1953. Fin da giovanissimo si dedica al disegno e alla pittura, sotto la guida del Maestro Gino Bellani. La sua attività di pittore professionista inizia nel 1974 con la prima personale e sono numerose le mostre, le presenze e i riconoscimenti dell’artista in manifestazioni a carattere nazionale ed internazionale. Nel 2012 è stato insignito della benemerenza civica per meriti artistici dall’amministrazione comunale della sua città.

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