Muri puliti?

Tanto ci piacciano le libere espressioni artistiche, quanto è condivisibile la disapprovazione per le scritte sui monumenti senza troppa arte né troppo senso. Continua l’azione del comune per ripulire le mura e si mette in bilancio la spesa per farlo: basta non pensare che tutto il degrado venga da lì.

Con particolare attenzione al centro storico, l’attività di rimozione delle scritte, avviata nel mese di febbraio, sta proseguendo in maniera continuativa da parte di Avr, con interventi di ritenteggiatura e pulizia degli arredi urbani. Per le operazioni di ripristino, viene utilizzata anche vernice antigraffito, in modo da scoraggiare il ripetersi di imbrattamenti e da renderne più semplice la rimozione. Particolare attenzione alle operazioni in corso in via del Brennero, per la rimozione di scritte dalle antiche mura urbane della città per le quali sono necessari specifici interventi di restauro.

“Partiamo oggi – ha spiegato l’assessore all’ambiente Filippo Bedini – con la rimozione di due scritte sulle mura storiche della città, un danno importante che richiede l’intervento dei restauratori e un impegno da parte del Comune di circa 2.500 euro per ciascuna scritta. Ma anche una ferita immateriale per la città che oggi, come già fatto in altre occasioni di monumenti deturpati, proviamo a rimarginare. Come Amministrazione siamo fortemente convinti che la lotta al degrado passi anche da questi interventi: noi vorremmo che i pisani diventassero sempre più consapevoli della meraviglia in cui vivono e gelosi di conservarla. Per questo abbiamo inserito all’interno del Bilancio dell’anno prossimo un capitolo specifico, di circa 100 mila euro, dedicato alle spese per il ripristino delle tinteggiature e alla rimozione di scritte e affissioni abusive. Con questi interventi vogliamo quindi dare un segnale piccolo ma importante, per diffondere tra tutti i cittadini un cambiamento culturale di approccio alla salvaguardia della città, basato sull’importanza di tutelare il patrimonio cittadino e l’immagine e della propria città.” 

Il procedimento di rimozione delle scritte e di restauro della pietra prevede una microsabbiatura con bicarbonato di sodio, in modo da non danneggiare l’apparato murario e poi un lavaggio con acqua demineralizzata, a cui segue un intervento per ritonalizzare la pietra. Per ogni scritta occorrono come minimo due giorni di lavoro.

Allestimento nuovo, bellezza antica

Il Museo dell’Opera del Duomo di Pisa riapre dopo un restauro che ne ha valorizzato i contenuti grazie ad un riallestimento che rende giustizia ai tanti capolavori di arte medievale e non solo

La Madonna col Bambino di Giovanni Pisano, quella eburnea, del 1299; La Porta di San Ranieri, di Bonanno, del 1180, con le sue storie fuse nelle formelle di bronzo. Non basta? La tomba – altare di San Ranieri di Tino da Camaino, le Madonne con Bambino di Giovanni e di Nino pisano, quelle di marmo, il capitello di Biduino, proveniente dalla torre. E poi il crocifisso di Valdambrino, il Cristo borgognone, quello di Giovanni Pisano, la tavola recuperata di Spinello Aretino. Sono tante le bellezze prevalentemente medievali da scoprire o riscoprire nel restaurato e riallestito Museo dell’Opera del Duomo di Pisa.

3000 mq interni, disposti su due piani, e su una porzione del porticato esterno, con una vista sulla torre che leva il fiato, per  380 opere suddivise in 26 sezioni: un percorso affidato a studiosi e restauratori guidati dal professor Marco Collareta e un suggestivo allestimento di cui si sono occupati gli studi di architettura di Adolfo Natalini e di Magni&Guicciardini, coordinati dall’ingegner Giuseppe Bentivoglio,.

Della prima versione, nata negli anni Ottanta per contenere essenzialmente gli originali di tante delle opere che ornano i monumenti della piazza, il museo mantiene lo scopo e la scientificità; ma grazie anche alla scelta di rinunciare a qualche eccedenza, riesce a rendere fruibile il percorso tra tanta bellezza anche ai non specialisti. Senza paura di spettacolarizzare l’arte, la mette in luce grazie ad un allestimento sobrio ed efficace che evoca, senza mai imitarlo, il contesto di provenienza di ciascuno dei tesori esposti.

L’idea di rendere visibili dall’esterno alcune opere, come la porta di Bonanno, grazie ad una lastra di vetro posizionata davanti alla porta che le è davanti e che resterà aperta, è bellissima e creerà un legame tra esterno ed interno sicuramente suggestivo, soprattutto con le luci della sera. Infondo un museo dovrebbe fare questo: aprire una porta ed invogliarci ad entrare.

www.opapisa.it

Crea il tuo sito web con WordPress.com
Crea il tuo sito
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: