Tra storia, archeologia e natura

Il Museo di Storia Naturale ci invita a scoprire il bello che abbiamo sotto casa: ecco il programma del secondo fine settima di promozione del patrimonio museale, dei borghi storici e del turismo di prossimità.

In collaborazione con Cooperativa Capitolium e Feronia APS e con il patrocinio del Comune di Calci e del Comune di Vicopisano, il Museo di Storia Naturale, organizza una serie di appuntamenti tra storia, archeologia e natura per la promozione del turismo di prossimità, la valorizzazione del patrimonio museale e dei borghi storici nel territorio del Monte Pisano.

Programma:

Sabato 4 DICEMBRE – Vicopisano, Torre dell’orologio
Visite guidate di 30 minuti, dalle 10.00 alle 16.00
A cura di Coop. Capitolium

Domenica 5 DICEMBRE – Calci, Museo Storia Naturale
Laboratorio “La scarsella del pellegrino” 2 ore, dalle 15.00 alle 17.00 (max 20 persone) + visita libera Museo
A cura di Coop. Capitolium
Gratuito fino a 6 anni non compiuti

Sabato 11 DICEMBRE – Vicopisano, Torre e Camminamento del Soccorso del Brunelleschi
Visite guidate di 45 minuti, dalle 10.00 alle 16.00
A cura di Coop. Capitolium

Domenica 12 DICEMBRE – Calci, Museo Storia Naturale
Laboratorio “Lo scriptorium medievale” 2 ore, dalle 15.00 alle 17.00 (max 20 persone) + visita libera Museo e presepe storico animato Meucci
A cura di Coop. Capitolium
Gratuito fino a 6 anni non compiuti

Domenica 19 DICEMBRE – Calci, Museo Storia Naturale
Visite guidate alla nuova sala della Biodiversità, alle 10.30, 15.00 e 17.00 (max 25 persone) + visita libera Museo e presepe storico animato Meucci
A cura di Feronia APS
Gratuito fino a 3 anni non compiuti

Tutte le attività saranno svolte nel rispetto delle norme anticontagio Covid-19. Per partecipare è obbligatorio il Green Pass.

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Un tocco di magia

Illusione, magia, mistero: il 28 novembre alla Casa di Lungofiume lo spettacolo di Francesco Fontanelli Magic life: vita da illusionista ci regala la spensieratezza facendoci perdere tra prestidigitazione e trucchi. E magari svelandocene qualcuno.

Alla Casa di Lungofiume arriva la magia della Corte dei Miracoli, il circolo dedicato all’illusionismo che propone il primo spettacolo del progetto Magia! Il 28 novembre, alle ore 18, Francesco Fontanelli, campione europeo di magia, racconterà la sua storia nel one man show di 60 minuti di impossibile Magic life: vita da illusionista, che condurrà gli spettatori in un viaggio nell’affascinante mondo dell’illusionismo, alla scoperta di alcuni segreti dei maghi.

Francesco Fontanelli, classe 99, ha iniziato a fare illusionismo sin dalla nascita, grazie a suo padre, anche lui prestigiatore. Da buon figlio d’arte sale per la prima volta sul palcoscenico all’età di 7 anni. È membro de La Corte dei Miracoli di Livorno, importante circolo dedicato alle arti dell’illusionismo a livello nazionale, dove collabora con i migliori illusionisti del panorama internazionale. Inizia la carriera televisiva a soli 14 anni come prestigiatore della rubrica “Saranno Famosi”, nel programma televisivo “I Fatti Vostri” su Rai2. Nel 2021 ha partecipato al FISM, i Campionati Europei di Magia, dove si è aggiudicato il Primo Premio nella categoria Cartomagia.

info e prenotazioni: 3398269696

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Con occhi diversi

Quattro visioni artistiche, quattro luoghi da scoprire e uno unico desiderio di valorizzare la città con uno sguardo che vada oltre i monumenti più noti: Pisa con gli occhi di… è una mostra collettiva che ci regala un’altra città.

Quattro luoghi diversi della città per un’unica mostra che racconta Pisa: fino al 27 novembre, la mostra di pittura Pisa con gli occhi di sarà ospitata in quattro diversi e spazi, l’atrio del Comune in Palazzo Gambacorti, Palazzo Lanfranchi, il foyer del teatro Verdi e la nuova sala Sammartino Arsenale, recentemente inaugurata, in via San Martino.

Se è vera, ed è vera, la vecchia storia che i turisti conoscono di Pisa quasi soltanto la piazza dei miracoli e che spesso anche i pisani dimenticano quanti luoghi meravigliosi si nascondono dietro i portoni di palazzi, teatri e musei, questo progetto, patrocinato dal Comune di Pisa e dal Teatro Verdi, e voluto dalle associazioni Piagge Convivio, I Cavalieri, AlterEgo, San Francesco, mira proprio a darci un’alternativa. E lo fa attraverso gli occhi, e dunque l’opera, degli artisti.

Che proporranno, in forma individuale o collettiva, ognuno alla propria maniera, ciò che della città li ha colpiti. Nell’atrio del Comune esporrà Ernando Venanzi, a Palazzo Lanfranchi Bruno Pollacci; il gruppo Arte Arno Studio, con i suoi artisti, saranno invece nel foyer del teatro mentre GAMec porterà i propri artisti nella Sammartino Arsenale.

“Ciò che si è inteso proporre – scrivono gli organizzatori -, non solo ai turisti ma anche ai pisani, è guardare la città anche in quei luoghi più nascosti e scoprirne il fascino e le suggestioni attraverso gli occhi di soggetti diversi”. Per la mostra sono stati scelti per primi i pittori perché Pisa ha avuto, ed ha tutt’ora, una importante tradizione pittorica e le opere che parlano di Pisa, anche attraverso i personaggi che l’hanno visitata o vi sono nati, possono regalare una prospettiva nuova, curiosa ed interessante. Per lo stesso motivo, è stato deciso di allargare la mostra in luoghi diversi all’interno della città per dare l’opportunità di visitarli: dall’atrio del Comune a Palazzo Lanfranchi, dal foyer del teatro Verdi alla nuova sala Sammartino Arsenale, recentemente inaugurata”.

Durante il periodo della mostra sarà possibile incontrare gli artisti e condividere con loro le motivazioni che li hanno condotti verso quei luoghi che hanno fissato nella tela così da rendere l’appuntamento ancora più diretto e interattivo.

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La prima volta di Conticini

Per il secondo appuntamento della stagione di prosa, il Teatro Verdi presenta lo spettacolo di Paolo Conticini: l’attore pisano noto per i tanti ruoli al cinema e in tv si cimenta con un vero e proprio one man show, raccontandosi con la sua Prima volta.

Sabato 20 e domenica 21 novembre Paolo Conticini presenta il suo spettacolo La prima volta, un racconto personale fatto di prime volte. le sue e un po’ quelle che tutti noi abbiamo vissuto: un racconto intimo ma davanti ad un pubblico amico, quello del Teatro Verdi, con il quale potrà permettersi una confidenza che nessuna notorietà potrebbe regalargli. Gioca in casa, Conticini, con questo testo scritto con Luigi Russo, che ne cura la regia.

Volto noto del cinema e della tv, legge, canta e racconta un po’ di sé: la famiglia, gli studi, i suoi primi lavori, poi l’incontro con Christian De Sica, che gli dà la possibilità di esprimersi come attore: è solo l’inizio di un percorso artistico in continua evoluzione, ricco di soddisfazioni nel cinema, in tv e in teatro.

Tra un aneddoto e l’altro, Conticini legge e racconta le sue prime volte, ma è come se raccontasse la vita di tutti noi: le sue prime volte, sono le nostre prime volte, i suoi dubbi, sono i nostri, così come le occasioni perse e le piccole soddisfazioni. Coincidenze incredibili che narrano cose credibili.

Congiunzioni astrali favorevoli che hanno determinato eventi unici, le cosiddette sliding doors che ognuno di noi ha incontrato nella vita, che hanno inconsapevolmente costruito la struttura portante di una vita originale. L’attore ci confida le sue insicurezze, ci mostra le sue paure e le sue fragilità, permettendoci di vedere cosa c’è dietro l’immagine dell’attore bello e atletico, e ci fa scoprire l’essere umano tanto simile a “quel nostro amico della porta accanto”. Divertenti, poetiche, drammatiche esperienze che ci fanno riflettere su quanto è sorprendente la vita. Conticini, inoltre, condivide con il pubblico un’altra sua passione, il canto. Propone alcune canzoni che hanno un significato particolare nel suo mondo e che confermano le sue doti di artista a trecentosessantagradi.

Un breve e ironico bilancio di un uomo che a cinquant’anni ha imparato a fare della sua esistenza ciò che ha sempre sognato, e a metà del suo cammino sceglie con coraggio di condividere le sue esperienze, i suoi errori, e giocare a fare progetti per il futuro, perché consapevole che nella vita niente è facile ma nulla è impossibile.

Un leggio e una chitarra, storie e canzoni, gli ingredienti principali e leggeri di una performance di ottanta minuti circa, in cui l’attore pisano ci fa dimenticare temporaneamente un momento storico difficile per tutto il mondo.

In occasione della prima recita, sabato 20 novembre, alle ore 18, in Sala Titta Ruffo, Paolo Conticini incontrerà il pubblico, conduce Francesca Petrucci, presentando anche il suo libro, Ho Amato tutto, Pacini Editore e Ellebook Edizioni.

Biglietti www.vivaticket.com.

www.teatrodipisa.pi.it

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Quel genio di Fibonacci

Dal 19 al 23 novembre Pisa celebra Leonardo Pisano, quel Fibonacci che con la sua genialità ci ha dato un nuovo modo di leggere il mondo: con incontri, concerti e convegni lo festeggiamo per quattro giorni in corrispondenza del 11/23.

Tornano in presenza le iniziative per celebrare a Pisa l’anniversario di Leonardo Pisano, detto il Fibonacci. Considerato uno dei più grandi matematici moderni, autore del Liber Abbaci e noto per la celebre sequenza numerica che porta il suo nome, Fibonacci nacque a Pisa nel 1170. Per rendere merito al suo genio, per il terzo anno consecutivo il Comune di Pisa, in collaborazione con l’Università di Pisa, il Sistema Museale di Ateneo, la Scuola Normale Superiore e con il sostegno di Ufficio Scolastico Provinciale di Pisa, Archivio di Stato di Pisa, Museo della Grafica, Museo degli Strumenti per il Calcolo e Accademia Musicale Strata organizzano le Giornate Fibonacci dal 19 al 23 novembre, un programma di quattro giorni dedicati alla sua figura con convegni, incontri, concerti che si svolgeranno tra Palazzo della Sapienza, Palazzo Gambacorti, Polo Le Benedettine, Archivio di Stato e Museo della Grafica. Le celebrazioni cadono intorno al 23 novembre, noto internazionalmente come il giorno di Fibonacci, perché secondo la tradizione americana, la data diventa 1 1/ 2 3, ossia l’inizio della successione che porta il suo nome: una sequenza di numeri in cui ogni numero è la somma dei due che lo precedono.

“Dopo avere dato vita alle Giornate Galileiane – dichiara l’assessore Paolo Pesciatini – che ho inaugurato all’inizio del mandato, si è pensato, unitamente alle nostre università, di iniziare anche le celebrazioni dedicate a Leonardo Pisano detto Fibonacci. L’anno scorso in occasione dell’850° anniversario della sua nascita a Pisa, che secondo la tradizione più accredita risale al 1170, ho rivolto al Ministero dello Sviluppo Economico istanza per l’emissione di un francobollo commemorativo dell’illustre genio pisano, il primo francobollo italiano dedicato alla sua figura. Il programma dell’anno passato è stato fortemente ridotto a causa della pandemia, ma avevamo promesso che nel futuro avremmo fatto diventare il 23 novembre un appuntamento della città e per la città”.

“Il 19, 20, 21 e 23 novembre – prosegue l’assessore – ricorderemo la grande rivoluzione conoscitiva compiuta da Fibonacci che è il frutto di ricerche, fusioni e soluzioni originali tanto da poterlo considerare il primo algebrista cristiano, il più grande matematico del medioevo, il maggior genio scientifico del XIII secolo. La successione di Fibonacci e il numero aureo si manifestano in modo spettacolare in una interminabile varietà di fenomeni e contesti come ad esempio nella musica, nelle arti figurative, nell’armonia della natura, e queste giornate saranno l’occasione per dimostrarlo. Pisa, dunque, anche grazie a uomini di genio come Leonardo Pisano, è sempre stata davvero protagonista in ogni processo innovativo, rivelandosi nel tempo città dei saperi: dei saperi scientifico-tecnologici e delle scienze umanistiche. Ad essa si legano nomi grandissimi di origine pisana o che comunque hanno attinto alle sue profonde radici culturali e noi, come nel caso di Leonardo Pisano detto Fibonacci, abbiamo il dovere di ricordare e onorare coloro che l’hanno resa famosa nel mondo, per guardare al nostro futuro attingendo sempre al suo glorioso passato.

“Quest’anno – conclude Pesciatini – il programma si è arricchito ulteriormente grazie alla partecipazione, oltre che dell’Università di Pisa, della Scuola Normale, del Museo della Grafica e del Sistema Museale d’Ateneo, anche dell’Archivio di Stato di Pisa, della Società Storica Pisana e dell’Accademia di musica Strata.”

“Fibonacci – ha aggiunto la professoressa Chiara Bodei, presidente del Sistema Museale d’Ateneo – fu uomo di numeri e di lettere, ma soprattuto fu ambasciatore della matematica, colui che diffuse la matematica dei numeri arabi dall’altra parte del Mediterraneo e da qui in tutta l’Europa. Per l’importanza rivestita dalla sua figura, ci piace contribuire come Università di Pisa e come Sitema Museale d’Ateneo a dare stabilità alle celebrazioni a lui dedicate a Pisa che fu la sua città natale. Come Ateneo siamo soddisfati di presentare l’edizione critica del Liber Abbaci in cui Fibonacci introduceva lo studio della matematica già in maniera sperimentale, per mezzo di esempi ed esercizi. Il libro rappresenta un importante lavoro di ricostruzione filologica del suo lavoro e delle sue elaborazioni, prima tra tutte la successione che porta il suo nome, che si ritrova poi in tantissime discipline, dalla botanica, alla musica, all’arte.”

Il programma delle Giornate Fibonacci 19-23 novembre 2021

VENERDÌ 19 NOVEMBRE

Palazzo della Sapienza, Aula Magna Nuova – Via Curtatone e Montanara ore 15 e 18 

Saluti ufficiali e presentazione dei giorni dedicati a Leonardo Pisano detto Fibonacci. Interventi di: Paolo Mancarella Rettore Università di Pisa, Paolo Pesciatini Assessore al Turismo del Comune di Pisa. 

Presentazione dell’edizione critica del Liber Abbaci curata da Enrico Giusti, in collaborazione con Paolo D’Alessandro. Interventi di: Enrica Salvatori Università di Pisa, Franco Ghione Università di Roma Tor Vergata. Con Enrico Giusti Università di Firenze (in collegamento). Modera Pier Daniele Napolitani Università di Pisa

SABATO 20 NOVEMBRE

Palazzo Gambacorti, Sala Baleari | ore 17.30

Milli Russo Conferenza sul tema “La sequenza di Fibonacci in musica. Da Bach ai Genesis: un originale percorso di ascolto tra i numeri”

DOMENICA 21 NOVEMBRE

Polo Le Benedettine – Piazza San Paolo a Ripa d’Arno, 16 | ore 15.00

Seminario “Crescite esponenziali da Fibonacci al fattore Rt” Federico Giovanni Poloni Università di Pisa

Seminario “Il Fibonacci: breve viaggio, alla ricerca della bellezza, tra piccole gemme matematiche” Edoardo Sinibaldi Istituto Italiano di Tecnologia IIT di Genova, Massimo Gobbino, Tullio Franzoni e Marco Forti, Università di Pisa

Visita alla mostra “Hello World! Dall’aritmometro allo smartphone”

Archivio di Stato – Lungarno Mediceo | ore 18.00

Presentazione del libro Leonardo Pisano, Fibonacci, Per novem Figuras Indorum di Alessandro Canestrelli, con Jaleh Bahrabadi, Gabriella Garzella e Paolo Pesciatini

Inaugurazione della mostra “Fibonacci l’uomo e il suo tempo” a cura di Rosalia Amico

MARTEDÌ 23 NOVEMBRE

Museo della Grafica – Lungarno Galilei, 9 | ore 17.30

Cerimonia per l’annullo speciale del francobollo dedicato a Fibonacci. Inaugurazione della mostra “Il mercante dei numeri: Leonardo Pisano, detto Fibonacci. Percorso filatelico nella biografia del grande matematico”, a cura di Fabrizio Fabrini 

Ore 19.00 Concerto di Federico Rovini, pianoforte, Francesco Negroni e Lorenzo Corti, viole. Musiche di J. S. Bach, F. Chopin, C. Debussy, B. Bartók “Fibonacci: dai numeri alle parole, dalle parole alle note”.

Per partecipare a tutte le iniziative è necessario esibire il green pass in ingresso. I posti saranno disponibili fino ad esaurimento della disponibilità.

Oltre agli eventi che si svolgono a Pisa, quest’anno anche a San Giovanni Valdarno dal 20 al 27 novembre si celebrerà Leonardo pisano, detto Fibonacci. In particolare verrà ospitata l’istallazione presentata nell’edizione del 2020: un exhibit in realtà aumentata che trasforma le pagine dell’albo a fumetti Il libro di Leonardo di Claudia Flandoli, in immagini in movimento, a cura di Museo degli Strumenti per il Calcolo e La Jetée.

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Diverso è bello

Ottanta animali tassidermizzati rappresentati nel loro habitat naturale, visibili da vicino grazie ad una speciale passerella e senza segreti grazie ad un QR code: al Museo di Storia Naturale di Pisa si inaugura la nuova Sala della Biodiversità.

Sarà aperta al pubblico da sabato 20 novembre la nuova Sala della Biodiversità che si inaugura venerdì 19 novembre, alle ore 16.30, presso il Museo di Storia Naturale,

All’inaugurazione, trasmessa anche in diretta streaming sui canali social del Museo (Pagina Facebook e canale Youtube), partecipano Massimiliano Ghimenti, sindaco di Calci, Damiano Marchi, direttore del Museo di Storia Naturale, Fausto Barbagli, presidente Associazione Nazionale Musei Scientifici e Simone Farina, referente della Sezione Zoologia dei Vertebrati.

Ma quello che più conta è il nuovo percorso proposto.

Il percorso espositivo vuole accompagnare il pubblico alla scoperta della fauna di cinque continenti: Africa, Asia, Europa, Oceania e America. Oltre 80 animali in tassidermia sono rappresentati all’interno dei loro habitat naturali e una passerella di forma ovale permette di attraversare gli ambienti e di osservare a distanza ravvicinata esemplari come la giraffa, l’elefante africano, l’elefante asiatico, il wapiti, il coccodrillo e il rinoceronte. Molti degli esemplari esposti appartengono alla collezione Barbero, acquisita dal Museo nel 2016

Attraverso la lettura di QR code sarà possibile andare a conoscere non solo le caratteristiche di ciascuno degli animali presenti nella sala, ma anche il loro stato di conservazione in natura, che esprime il rischio di estinzione di ciascuna specie. A partire da sabato 20 novembre la sala sarà aperta ufficialmente al pubblico.

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Siamo maschere?

Un esperimento sociale che indaga, attraverso l’arte, l’identità tra reale e virtuale, tra immagine percepita e comunicata: con la sua personale alla Cittadella, Andrea De Ranieri ci mostra le maschere nate durante il lockdown ma sempre valide per leggere noi stessi e il nostro rapporto con l’altro.

Le maschere di Andrea De Ranieri in mostra alla Cittadella dal 13 novembre al 12 Dicembre sono trenta totem, trenta variazioni sul tema dell’identità dell’uomo e della sua, della nostra, necessità di indossare maschere per mostrarci agli altri ed essere, paradossalmente, noi stessi.

Sacred – mind your thinking, raccoglie una trentina di opere scelte per questo percorso percorso a cura di Selina Fanteria, tra sculture astratte e arte figurativa, realizzate nel corso dell’intera carriera di Andrea De Ranieri. Tra queste, il ciclo Mascherenato durante il lockdown del 2020, a partire da una sorta di esperimento sociale avviato dall’artista. 

“Nell’impossibilità di dipingere con modelli dal vivo – racconta De Ranieri – ho creato una serie di maschere con delle buste di carta per uso alimentare e le ho spedite per posta ad alcune persone che hanno deciso di prendere parte al progetto. In base alla propria interpretazione della maschera – prosegue – ciascuno si è scattato una foto. In quegli scatti ho trovato i miei modelli a cui ho cambiato solo lo fondo, quasi sempre un motivo grafico che contribuisce a far risaltare i soggetti e dare loro tridimensionalità”. La tecnica – un trattamento a cera in diversi passaggi – catalizza l’attenzione sugli occhi dei soggetti, che bucano la tela con i loro sguardi, arrivando dritto all’osservatore. Si crea così un dialogo diretto e profondo, proprio grazie alla mediazione della maschera. 

“Ho notato come le persone, coperte dal filtro della maschera riescano a liberarsi e a tirare fuori lati nascosti del proprio essere. A volte una maschera ci costringe a fingere di essere qualcosa che non siamo e altre volte ci rende incredibilmente liberi e autentici”, dichiara l’artista.

La mostra raccoglie anche una serie di particolari sculture, realizzate con diversi materiali trattati in modo sperimentale, tra cui cemento, ferro e resina, raffiguranti un uomo stilizzato in colori vivaci, anch’esso con il volto coperto. Gli Zuki di De Ranieri sono simboli di un’umanità ingabbiata tra il desiderio di apparire e quello di nascondersi, tra immagine virtuale raccontata sui social e personalità reale, più difficile da esprimere. Ne emerge un’analisi ironica, irriverente e non impegnata del nostro tempo, che porta a riflettere sul nostro rapporto con la nostra identità più profonda. 

La mostra è organizzata in collaborazione con C.R.A. (Centro Raccolta Arti) e FUL magazine. Orari di apertura: dal 12 novembre al 13 dicembre, giovedì e venerdì dalle 15.00 alle 19.00, sabato e domenica dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 19.00. Ingresso gratuito, riservato a muniti di Green Pass.

Andrea de Ranieri nasce a Pisa nel 1975. Segue una formazione versatile, dall’architettura al design, dalla scultura alla pittura. La sua è una ricerca incentrata sull’uso della materia e sulla sua resa pittorica. L’impiego del cemento, della cera e della pece, lavorati in modi diversi, producono un duplice effetto: la diversità dei materiali rendono i quadri densi e profondi, le pennellate intrecciate intervengono con il colore ad esaltare la materia. Gli smalti entrano nella profondità della cera, creando un insieme solo apparentemente caotico ma che rimanda un senso di solidità e chiarezza minimalista. I colori predominanti della sua tavolozza sono tutte le sfumature del blu, del nero e del bianco, con occasionali pennellate di toni accesi come il giallo, il verde e l’arancio. Talvolta inserisce anche elementi in metallo, che, paradossalmente, vanno ad alleggerire l’insieme densamente pittorico. 

Quadri, dove dal cemento liquido e pastoso emergono le campiture di colore piatto, di cere e di oli, con le applicazioni di metallo a racchiuderle o a esaltarle, o con parole e lettere del suo particolare alfabeto artistico. Ma anche le sculture di metallo e smalto: alcune geometriche e lineari, cubi e parallelepipedi vuoti che, sembrano sfidare la legge di gravità, colti in apparente precario equilibrio; altre dalle forme rotonde e articolate, sfere colorate che si arrampicano nello spazio a formare figure dinamiche che ricordano grossi bruchi o giochi di bimbi, divertenti e oniriche. www.andreaderanieri.com

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La Tragédie de Carmen

La stagione del Teatro Verdi ricomincia dall’adattamento di Peter Brook dell’opera di Georges Bizet in scena sabato 13 e domenica 14 novembre, con una Carmen sensuale che prosegue la stagione estiva allo Scotto legando insieme musica, dramma ed effetto cinematografico.

“L’opera non è un contratto musicale sulla carta – ha detto Peter Brook – qualcosa tra avvocati; l’essenza fondamentale del lavoro teatrale è, per me, guardare alla partitura come ad un’indicazione di ciò che può l’immaginazione. L’intento, sottolinea Brook, non è di duplicare quel che c’è sulla carta, ma di produrre che cosa aveva in mente il compositore quando ha scritto il brano”.

Partendo da questa visione che lascia spazio all’arte, alla sua essenza creativa, il Teatro Verdi di Pisa alza il sipario sulla stagione lirica con La Tragédie de Carmen, opera teatrale e cinematografica dell’iconico regista Peter Brook, sostenuto da Marius Constant per la trascrizione musicale e dallo sceneggiatore Jean–Claude Carrière per il testo.

Sabato 13 Novembre alle 20.30 e domenica 14 Novembre alle 15.30 riparte una stagione che in realtà è la prosecuzione di quegli appuntamenti che hanno animato il Giardino Scotto, la Tosca estiva e la Trilogia Verdiana presentata a settembre.

Con La Tragédie de Carmen, opera teatrale e cinematografica dell’iconico regista Peter Brook, sostenuto da Marius Constant per la trascrizione musicale e dallo sceneggiatore Jean–Claude Carrière per il testo, prosegue la storica collaborazione con il Teatro Goldoni di Livorno, con quest’opera raramente proposta nei cartelloni italiani, in armonioso equilibrio tra tradizione ed innovazione. Una scelta che coniuga i linguaggi musicali, drammaturgici e cinematografici in un intreccio strettissimo e nella quale la presenza di Tea Purtseladze, già applaudita Tosca ai Bastioni Sangallo, qui nel ruolo di Micaela, sottolinea la continuità d’intenti.

La consistente quota rosa della nuova Carmen, che vede nei ruoli chiave di regia, scenografia e costumi donne di provata esperienza, dalla regista e sceneggiatrice milanese Serena Sinigallia alla scenografa meneghina Maria Spazzi, alla costumista montenegrina Katarina Vukcevic, permette alla chiave sensuale voluta da Brook di inverarsi grazie ad una profonda sensibilità femminile.

Questo adattamento della Carmen di Bizet realizzato da Peter Brook, forse il più grande fra i grandi della scena teatrale, e non solo, del Novecento, debuttò a Parigi nel 1981 per divenire uno dei capisaldi della storia del teatro e nell’83 un film, sempre firmato da Brook e mai giunto in Italia. Si tratta di una versione dell’opera di Bizet fortemente stilizzata, per un teatro di regia molto raffinato, giustificato dallo stile e dalla firma di Brook, con la rimozione di molti degli aspetti edonistici e folklorici di Carmen –dunque i più popolari – anche nella parte musicale per la severa riduzione cameristica di Marius Constant. Un’opera sull’opera, quasi un commento critico. In soli 82 minuti, senza intervallo, quattro cantanti, due attori e un’orchestra ridotta a 15 strumenti, propongono una versione estrema e radicale, quasi provocatoria, dell’opera di Bizet. Tutto ciò che non è stato ritenuto fondamentale ai fini della trama è stato tolto dagli autori.

www.teatrodipisa.pi.it

La Tragédie de Carmen

adattamento da Carmen di Georges Bizet

di Peter Brook, Jean–Claude Carrière e Marius Constant

Universal Music Publishing Classical – Éditions Salabert

Rappresentante per l’Italia: Casa Ricordi, Milano

Sovratitoli a cura della Fondazione Teatro Goldoni 

Carmen, Lorrie Garcia

Micaela, Tea Purtseladze

Don Josè, Andrea Bianchi

Escamillo, Cesar Mèndez Silvagnoli

 Zuniga e Garcia, Simone Tudda

Lillas Pastia e Un Brigadiere, David Remondini

Amica di Carmen e Vecchia Zingara, Ludovica Tinghi 

Orchestra del Teatro Goldoni 

Direttore, Eric Lederhandler

Regia, Serena Sinigaglia

Scenografia, Maria Spazzi

Costumi, Katarina Vukcevic

Light designer, Matteo Giauro 

Nuovo allestimento del Teatro Goldoni di Livorno

 Coproduzione Teatro Goldonidi  Livorno, Teatro di Pisa, Teatro Sociale di Rovigo e Teatro dell’Opera Giocosa Savona

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Al cinema

Il programma del cinema Arsenale fino a mercoledì 17 novembre

Da venerdì 12 a domenica 14

16.00 – 17.45 – 21.30

Un anno con Salinger di Philippe Falardeau Prima Visione

19.30

Tick, Tick…Boom! di Lin-Manuel Miranda Versione Originale Sottotitolata

Lunedì 15

16.30 Allons enfants di Giovanni Aloi

18.30 Non conosci Papicha di Mounia Meddour Gens Ingresso Libero

21.00 Mulholland Drive di David Lynch

Martedì 16

16.30 Mulholland Drive di David Lynch

18.30 Allons enfants di Giovanni Aloi

21.00 Totò all’Inferno di Camillo Mastrocinque Ingresso Libero

Mercoledì 17

16.30 Allons enfants di Giovanni Aloi

18.30 Mulholland Drive di David Lynch

21.00 The Other Side of the River di Antonia Kilian

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Quando a Pisa si inventò il computer

Sessanta anni fa nasceva a Pisa la CEP (Calcolatrice Elettronica Pisana), il primo computer italiano a scopo scientifico. L’archeologo informatico Maurizio Gazzarri ricostruisce quel momento straordinario in un saggio storico che presenterà sabato 13 novembre.

Pisa, 13 novembre 1961: il Presidente della Repubblica Gronchi inaugura la Calcolatrice Elettronica Pisana (CEP) nata grazie al lavoro della nostra Università

Solo pochi giorni prima, in un incidente stradale del 9 novembre 1961, perde la vita l’ingegnere italocinese Mario Tchou, guida carismatica del gruppo di giovani scienziati che lavorò alla realizzazione dell’ELEA 9003, primo “cervello elettronico” a transistor messo in commercio dalla Olivetti alla metà del secolo scorso.

Con un’attenta ricostruzione storica basata su fonti archivistiche e testimonianze dirette, l’archeologo informatico Maurizio Gazzarri ha raccontato la storia dei primi computer italiani e dei protagonisti di questa sfida avveniristica nel  romanzo I ragazzi che scalarono il futuro (2018, ETS Editore) e nel saggio storico ELEA 9003. Storia del primo calcolatore elettronico italiano (2021, Edizioni di Comunità).

Nel pomeriggio di sabato 13 novembre, al polo Le Benedettine in piazza San Paolo a Ripa d’Arno, l’autore parlerà di Elea 9003: innovazione, umanità, intelligenza collettiva, in occasione del convegno 1961: l’anno che cambiò l’informatica italiana,, dedicato ai sessant’anni della Calcolatrice Elettronica Pisana, organizzato nell’ambito degli appuntamenti di Internet Festival 2021.

La realizzazione dei primi computer italiani: l’iniziativa dell’Università di Pisa, Adriano Olivetti, l’ingegnere Mario Tchou e i giovani scienziati che hanno investito sul futuro. “Ci sono storie di impegno, umanità e coesione che – spiega Maurizio Gazzarri, – oggi possono darci le risposte per la ripartenza e per la formazione di una nuova generazione di scienziati”.

Toscano, laurea in Informatica e master in Big Data Analytics and Social Mining, Gazzarri sta percorrendo un sentiero ancora poco esplorato: la storia dell’informatica italiana. È del 2018 il romanzo I ragazzi che scalarono il futuro (Edizioni ETS), ambientato nella seconda metà degli anni Cinquanta, Premio Biella Letteratura e Industria 2019 (sezione della Giuria dei Lettori), in cui Gazzarri scrive della nascita dei primi computer italiani, la CEP (Calcolatrice Elettronica Pisana) dell’Università di Pisa e l’ELEA 9003 di Olivetti.

Nel 2021 esce il saggio storico ELEA 9003. Storia del primo calcolatore elettronico italiano (Edizioni di Comunità), l’unica pubblicazione sulla genesi del computer della Olivetti, che narra di come l’azienda, guidata da Adriano, a partire dal 1949, pensò alla realizzazione di un elaboratore da mettere in commercio, l’ELEA, e di come ci riuscì dieci anni più tardi con il modello 9003. Alle ricerche d’archivio e alla raccolta di testimonianze dirette, già svolte per la redazione del romanzo del 2018, si aggiungono nuove fonti e materiali inediti. Una storia non solo a carattere scientifico e tecnologico, ma anche altamente umana, nella quale i protagonisti, oltre ad Adriano Olivetti, sono un drappello di giovani fisici e ingegneri coordinati da Mario Tchou, un trentenne italocinese con spiccate qualità tecniche e manageriali. Emblematica, in questo senso, una delle frasi dette da Tchou in una intervista del 1959: “Le cose nuove si fanno solo con i giovani”.
Le fonti storiche sono sempre in primo piano nei volumi di Gazzarri. Da studioso e divulgatore, lo scrittore ha attinto da materiali dell’Associazione Archivio Storico Olivetti di Ivrea e di quelli dell’Università e della Provincia di Pisa, ma anche da documenti inediti e testimonianze dirette di chi ha vissuto quell’epoca dell’alba dell’informatica italiana. La ricerca va oltre i numeri e le strumentazioni d’avanguardia degli anni ’50-‘60 del ‘900, per entrare nelle storie degli uomini e delle donne che furono protagonisti di quella grande epoca italiana. “Tre anni fa – racconta l’autore – quando ho pubblicato il mio primo romanzo con ETS, avevo accumulato molto materiale e ho iniziato a pensare a un saggio storico, una ricostruzione più puntuale delle vicende, ma con un taglio saggistico. Dell’ELEA 9003 si era già parlato, ci sono articoli, riviste che hanno dedicato pezzi ampi, ma una pubblicazione che ne ricostruisse la genesi e le conclusioni non c’era ancora. Mi sono proposto alla casa editrice Edizioni di Comunità e il progetto è piaciuto. Mettere insieme le informazioni che avevo raccolto per il mio romanzo e quelle trovate in tanti mesi di scrittura e di approfondimento mi ha convinto che potesse esserci una bella storia da raccontare. I miei libri nascono da qui, dai miei studi e dalla voglia di scoprire elementi storici che possano dare un senso al presente”.

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